La manifestazione
Peculato, sotto processo il console di Miami
Il processo si tiene qui perché lui abita in zona: nel mirino le spese sostenute in Florida nel 2003
PISA. L’accusa parla di peculato, la difesa sostiene che sarebbe solo in ballo l’anticipo di una somma per le spese vive, somma che è stata restituita fino all’ultimo centesimo.
Si parla di 42mila 500 dollari spesi dall’ex console italiano a Miami quando era appunto in Florida.
Parte offesa il ministero degli esteri, la Farnesina.
Il processo si tiene a Pisa. Come mai? Perchè il console vive qui, a San Giuliano, e il giudizio procede in base ai cosidetti criteri residenziali della competenza.
Sul banco degli imputati, oggi, davanti al primo collegio in composizione rinnovata (presidente Luca Salutini, a latere Donato D’Auria e Pietro Murano, in quanto Leonardo Degl’Innocenti, che nella stessa vicenda era stato gip, è chiaramente incompatibile) compare Ganfranco Colognato, 70 anni, che è nato a Roma ma vive nel Lungomonte.
I fatti risalgono al 2003, all’epoca in cui Colognato si era insediato a Miami, dove è rimasto fino al 2007, quando al suo posto rientrò il console Rocca, che era stato a Panama e che voleva concludere la sua carriera a Miami. Rocca chiese a quel punto una ispezione, che venne eseguita da un ispettore della Farnesina, oggi attuale ambasciatore in Bulgaria, Stefano Benazzo, il quale dovrà deporre oggi, come ultimo teste della difesa, prima della sentenza definitiva, prevista per il primo pomeriggio.
Scattò a quel punto la denuncia e un’inchiesta, diretta dalla procura di Pisa nel 2008 e condotta prima dal pm Giovanni Maddaleni e poi, dopo il trasferimento di quest’ultimo a La Spezia, dal sostituto procuratore Giancarlo Dominijanni. Un’inchiesta conclusasi col rinvio a giudizio dell’ex console per peculato.
Di fatto - ha spiegato un funzionario in una delle varie udienze in cui si è snodato il dibattimento in questi anni - il pagamento degli stipendi diplomatici, soprattutto all’inizio del mandato, avviene ogni cinque-sei mesi: è logico quindi che i funzionari chiedano degli anticipi per vivere, che poi, però, vengono restituiti.
Per l’affitto di casa, gli studi del figlio, le normali esigenze di vita, Colognato aveva chiesto nel tempo e in varie tranche diverse migliaia di dollari, per un totale di 42mila e 500 che sono stati tutti negli anni restituiti.
Per l’accusa, che sindaca evidentemente anche le modalità di restituzione della cifra, le richieste non sarebbero state legittime.
Il console è difeso dall’avvocato Iole Bonacci.
©RIPRODUZIONE RISERVATAe
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