Attenzione
La fame spinge i cinghiali a due passi dalle case
A piccoli branchi si spargono tra i borghi collinari devastando campi e oliveti Danneggiano i muretti costruiti per evitare allagamenti in caso di temporali
CALCI. «Mi sono svegliato di soprassalto per strani rumori provenienti da sotto casa. L’orologio segnava le 4 del mattino. Un gruppo di cinghiali scatenati, dopo essersi abbeverati nelle acque dello Zambra, cercavano cibo facendo il vuoto attorno a loro». Renzo Celandroni racconta l’ultima esperienza in ordine di tempo, a stretto contatto con gli ungulati che, abbandonato il monte, inaridito e privo di cibo, hanno scelto di vivere soprattutto i borghi collinari dove riescono in qualche modo a soddisfare i bisogni primari della sete e della fame.
Fa eco Pietro Battaglini: «A me, in località Santo Pietro, è capitato di fare un incontro ravvicinato. Sono stato costretto a rifugiarmi sul fuoristrada per evitare l’assalto di un grosso cinghiale pronto a caricare insieme ad altri che nel frattempo si erano aggiunti al gruppo». Le testimonianze dirette si sprecano, a dimostrazione e conferma di un fenomeno che si fa preoccupante. Forse finora sono state sottovalutate le conseguenze pratiche di questa massiccia presenza dei cinghiali.
Giovanni Bonanni è lapidario: «Interi oliveti sono devastati. Cito Santa Caterina dove i cinghiali hanno travolto muri e muretti con conseguenze inquietanti in caso di nubifragi e forti temporali. Quando sarà la stagione delle piogge dobbiamo attenderci il peggio. È bene che si sappia per esempio che i poderi dei Gargini hanno subito un colpo durissimo. Un po’ dovunque veri e propri campi di battaglia. È stata fatta presente la situazione a due dipendenti dell’amministrazione provinciale sollecitando eventuali risarcimenti. Sappiamo che non arriverà un soldo».
Stelio Adami ripete il concetto già espresso in sede istituzionale: «Gli olivicoltori si sentono abbandonati con i loro problemi irrisolti e nulla si fa per mettere fine allo scempio perpetrato dagli animali, che crescono a vista d’occhio. Nel mio oliveto e in quello dei Pierini ogni lavoro è stato vanificato dalle scorrerie irrefrenabili».
Libero Becuzzi la vede dura: «Come limitare la proliferazione degli animali? Chi dovrebbe provvedere allarga le braccia senza tener conto che in ballo c’è qualcosa di più prezioso: la sicurezza pubblica». E infine Roberto Battaglini: «C’è chi invoca l’attività venatoria, ma fino a ottobre - novembre non si può cacciare il cinghiale e intanto continua a riprodursi in misura vertiginosa».
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