Il Tirreno

Pisa

Non far pagare l’Imu a chi ha solo la prima casa è possibile

Il governo Monti e i partiti che lo sostengono hanno clamorosamente fallito. Siamo in piena recessione. La disoccupazione ha superato il 10%, con punte del 33% per i più giovani. Centinaia di...

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Il governo Monti e i partiti che lo sostengono hanno clamorosamente fallito. Siamo in piena recessione. La disoccupazione ha superato il 10%, con punte del 33% per i più giovani. Centinaia di migliaia di persone lasceranno nei prossimi mesi il posto di lavoro ma non avranno accesso alla pensione. Il debito pubblico è ai massimi. Gli interessi sui titoli, senza ripresa economica e senza misure strutturali contro la speculazione, restano altissimi. Le banche, che possiedono gran parte del debito, mangiano le risorse recuperate coi “sacrifici” dei lavoratori e dei pensionati. Chi si è arricchito dalla crisi comprerà quella parte del patrimonio pubblico che sarà presto svenduta.

Alle difficoltà di tanti di arrivare a fine mese si è aggiunta, nelle scorse settimane, la prima rata dell’Imu: l’imposta sugli immobili introdotta dal governo Berlusconi che il governo Monti ha anticipato al 2012, estendendola alle prime case. Quest’imposta è un ulteriore regalo a chi specula sul debito: la quota di gettito riservata allo Stato è destinata al pareggio di bilancio e non ai servizi per i cittadini. Un’imposta profondamente iniqua, sganciata dal reddito e dal valore reale degli immobili, in contrasto con la nostra Costituzione che prevede la progressività fiscale: chi ha di più deve contribuire di più. Pudore vorrebbe che i partiti, come il Pdl, che hanno votato l’Imu a livello nazionale si astenessero a livello locale dal fare la voce grossa contro la sua iniquità. Si trattenessero dal voler fare altre regalìe ai più ricchi, chiedendo l’abolizione dell’imposta su tutte le prime case indipendentemente dal reddito. E non si appropriassero di proposte avanzate da altri, tra cui noi stessi, per abbattere l’imposta sugli immobili affittati a canone concordato ed alleviare così la crisi abitativa in città.

Da mesi, come Federazione della Sinistra, chiediamo che l’Imu venga sostituita a livello nazionale da una tassa sui grandi patrimoni mobiliari e immobiliari, e che a livello locale il diritto alla prima casa venga garantito invece di essere tassato. Al contrario di quanto sostiene la giunta pisana non far pagare l’Imu a chi possiede esclusivamente la casa in cui vive, ha un reddito medio-basso o si trova in particolari situazioni come la cassa integrazione, la disoccupazione, la presenza di un disabile in famiglia o l’incombenza di mutui insostenibili, non solo è doveroso ma è anche possibile. Così come è possibile abbattere l’Imu su tutti gli immobili affittati a canone concordato. La legge non lo vieta: basta operare con ragionevolezza e senza discriminazioni.

Le risorse per coprire il minore gettito per il Comune si possono trovare in vari modi: oltre a colpire duramente chi lascia le case sfitte senza giusta causa, si può far pagare proporzionalmente di più chi possiede immobili in categorie catastali di pregio e chi ne affitta più di un certo numero a canone libero. Si deve inoltre fare un censimento certo degli immobili e si deve verificare che la Chiesa paghi tutto il dovuto sulle strutture ad uso commerciale.

Ma per fare giustizia sociale, come noi chiediamo, servono dati certi sul gettito e sulla base imponibile. I Comuni hanno tempo fino al 30 settembre per decidere le aliquote su cui verrà calcolato il saldo dell’Imu. Ora che è stata pagata la prima rata, non comprendiamo la fretta della giunta di Pisa nel voler chiudere la discussione nelle prossime settimane. Analizziamo invece con cura il gettito ottenuto e, sulla base di quei dati, impegnamoci a far rispettare la Costituzione che chiede ai cittadini di concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.

Rifondazione Comunista, Pisa

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