Il Tirreno

Pisa

Case popolari, 800mila euro per i lavori di manutenzione

di Gianluca Campanella

Lo garantisce il presidente di Apes all’Unione Inquilini, «ma gli sfratti per morosità andranno avanti» I rappresentanti degli assegnatari chiedono la sospensione delle procedure: ci sono casi sociali

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PISA. «Abbiamo trovato i fondi per eseguire i lavori sulle case popolari. E andiamo avanti sugli sfratti». Sono le risposte che Lorenzo Bani, presidente di Apes, ha dato ieri nella sede dell’Azienda pisana edilizia sociale agli esponenti di Unione inquilini. Questi, attraverso il presidente Virgilio Barachini, hanno posto tre domande sul problema delle 118 case sfitte in città.

Certezze sui tempi. La prima questione riguarda la trasparenza: Unione inquilini chiede che per ogni appartamento popolare siano specificati lavori necessari, spesa da sostenere e date di assegnazione e consegna. Poi propone di approfittare del cosiddetto autorecupero: chi fa lavori in casa può scalarli dall’affitto.

Bani presenta un conto: ogni mese si liberano 10/12 case popolari e Apes riesce a consegnarne 12/15. Così l’arretrato si smaltisce molto lentamente e «noi continuiamo a inseguire il trend della mortalità»: infatti il 60% degli assegnatari ha un’età superiore a 65 anni e sono i loro decessi a causare la liberazione delle dimore. Gran parte del patrimonio immobiliare risale agli anni ’50 e ’60, pertanto necessita di messa a norma degli impianti prima che si proceda a una nuova assegnazione.

Ma in certi casi «gli inquilini trattano malissimo il bene che è affidato loro e la spesa sale», spiega Bani.

No all’autorecupero. «Fino a quando le norme non ci tolgono la responsabilità in caso di incidente, noi non siamo tranquilli ad affidare agli inquilini i lavori sugli impianti», precisa il presidente di Apes.

Restano le imbiancature, «ma quelle ormai non le prevediamo più e quindi non sono rimborsabili».

Per cercare di velocizzare il processo, invece di fare una gara per ogni alloggio, Apes ha una graduatoria con sei ditte: «Appena una non rispetta i tempi, chiamiamo la successiva in classifica. Inoltre, abbiamo recuperato 800mila euro e li useremo per mettere in lavorazione le case».

Gli sfratti. Sul secondo punto ci sono un po’ di contrasti: Barachini condanna i furbi, ma accusa Apes di fare «terrorismo» ricorrendo ai tribunali; quindi chiede la sospensione degli sfratti. Bani replica: «Non aggrediamo le morosità sotto i 20mila euro, ma i trenta casi sopra quella cifra. La gente si sveglia solo se vede arrivare un’ingiunzione di sfratto. I Comuni ci confermano che i morosi se ne infischiano delle semplici risoluzioni del contratto o delle decadenze».

Barachini aggiunge: «Ma quelle sono cifre gonfiate; se non avete la dichiarazione dei redditi voi applicate il canone massimo». E Bani si mostra inflessibile: «Credo nel rispetto delle regole. Se ci arrivano le dichiarazioni dopo anni, noi applichiamo la riduzione solo da quel momento in poi. C’è gente che ha reddito e non vuole farlo sapere. Vada sul mercato privato e lasci la casa a chi fa davvero i sacrifici».

Per tutti gli altri “casi sociali”, il presidente di Apes ricorda che «insieme alla Società della Salute abbiamo azzerato i debiti: una soluzione per i non colpevoli si trova; ma devo mandare via i furbi».

I garage. Ultima domanda: quando i box auto non sono stati costruiti in contemporanea alle case, essi non sono stati considerati “pertinenze” e per averli si deve versare un canone supplementare. Come se ne esce? Bani ricostruisce: «C’è chi ha pagato 10 euro di casa e 50 di garage, chi non ha voluto il posto auto e chi l’ha subaffittato. Ci deve aiutare la legge». La speranza è che una causa in corso costituisca un precedente.

Nuova graduatoria. Intanto proprio ieri è stata pubblicata la graduatoria definitiva per i due alloggi di edilizia agevolata già disponibili tra quelli ricavati a Calambrone nell’ex ospedale americano e per gli altri che dovessero liberarsi sui 18 attualmente occupati.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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