Italia
Aria peggiore se gli impianti non sono in buono stato
PISA. Efficienza energetica: Pisa si trova al posto numero 48 nella classifica dei capoluoghi di provincia con la peggiore qualità dell’aria (Legambiente - Dossier Mal’Aria 2012). Una posizione non...
PISA. Efficienza energetica: Pisa si trova al posto numero 48 nella classifica dei capoluoghi di provincia con la peggiore qualità dell’aria (Legambiente - Dossier Mal’Aria 2012). Una posizione non proprio positiva imputabile anche agli impianti di riscaldamento e climatizzazione, e questo nonostante che ben il 28,6% dei pisani si orienti verso l’adozione di soluzioni efficienti come le pompe di calore.
Una tendenza, questa, rilevata dall’indagine condotta in preparazione dell’edizione 2013 di Termoidraulica Clima, la manifestazione dedicata al settore idrotermosanitario che si svolgerà a Padova dall’11 al 13 aprile del prossimo anno.
Sempre secondo l’indagine, a spingere i pisani verso l’adozione di tecnologie ecocompatibili sarebbero nella maggior parte dei casi valutazioni di tipo economico (70%) e solo il 25% invece si dichiara sensibile alle tematiche ambientali (il restante 5% indica altre motivazioni).
Ma, al di là delle motivazioni, la crescente importanza delle soluzioni a basso impatto ambientale è una realtà anche nel territorio pisano, come confermato dai dati raccolti in preparazione di Termoidraulica Clima: il 71,4% degli impiantisti di Pisa e provincia attribuisce a queste particolari tecnologie fino al 20% degli introiti; una percentuale minore, ma significativa (14,3%), indica un impatto fino al 70%; e per il 14,3% del campione gli interventi nell’ambito delle eco energie determinano oltre il 71% dei guadagni. Un trend che fa bene non solo all’ambiente, ma anche all’economia del territorio.
Riguardo alle previsioni per il prossimo semestre, infatti, il 42,9% delle aziende stima di migliorare o comunque di conservare i risultati realizzati nello stesso periodo del 2011, e l’57,1% invece si attesta su posizioni di segno opposto. Tali aspettative si ripercuotono anche sul fronte occupazionale: una quota altissima di aziende (71,4%) crede di poter mantenere o addirittura aumentare il numero degli addetti e solo il 28,6% reputa che sarà necessario ricorrere a tagli del personale. In questo contesto ben si spiega come mai il 42,8% del campione pensi all’anno in corso come ad un momento fondamentale per avviare il processo di ripresa.
Non manca comunque una percentuale significativa di aziende convinta di dover attraversare l’anno peggiore della crisi (28,6%) alla quale va aggiunto un quasi 28,6% che considera ormai cronica la riduzione del giro d’affari.
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