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Produzioni trasferite in Italia Il caso dei distretti piemontesi
PISA. Il costo del lavoro in crescita nei Paesi asiatici (+20% in tre anni), i prezzi del carburante alle stelle e le lamentele sui prodotti difettosi. Sono questi i principali motivi che hanno...
PISA. Il costo del lavoro in crescita nei Paesi asiatici (+20% in tre anni), i prezzi del carburante alle stelle e le lamentele sui prodotti difettosi. Sono questi i principali motivi che hanno indotto Ikea ha spostare gran parte della produzione in Italia. A godere di questa recente decisione sono state in particolare 24 aziende dei distretti produttivi piemontesi, che da qualche mese sono state inserite nell’elenco dei fornitori. «La verità è che sull'Italia vogliamo investire di più – ha dichiarato ai microfoni di Radio 24 nell’aprile scorso l'amministratore delegato di Ikea Italia, Lars Petersson – Stiamo attenti alle scelte logistico ambientali e abbiamo scelto questo paese perché abbiamo un'ottima esperienza con i fornitori e la loro qualità: hanno dimostrato di essere molto flessibili sui cambiamenti dei prodotti».
La domanda che ci si pone è se davvero le aziende del territorio toscano saranno in grado di soddisfare questa richiesta un po’ come hanno fatto fino agli anni ’90 piccoli produttori pesaresi riuniti in rete: uno faceva le ante, l’altro montava i profili e un altro ancora metteva i piani. Ma il modello-rete non ha retto e così il colosso svedese si è rivolto al Triveneto, dove oggi si concentrano i fornitori di mobili e componentistica, capaci di rispettare le consegne e sostenere alti volumi di produzione. A sentire le associazione pare che le aziende di zona non siano intenzionate a fare questo patto col diavolo (quantità al posto della qualità) soprattutto per la difficoltà di mettersi insieme e di ricalibrare la produzione. La trafila è comunque lunga: prima di scegliere un nuovo fornitore pare che Ikea si affidi a una lunga fase di valutazione (due o tre anni) durante la quale affianca l’azienda e dà suggerimenti sulle migliorie da apportare. Superato questo periodo si entra nell’elenco dei fornitori: i margini di guadagno non sono elevati, ma rendono sul medio periodo, con contratti di 4-5 anni.
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