Il Tirreno

Pisa

Imprese pisane troppo piccole per Ikea

di Gianni Parrini
Imprese pisane troppo piccole per Ikea

La multinazionale apre ai fornitori locali ma solo sulla carta: i volumi di produzione richiesti sono troppo elevati

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PISA. Ikea apre ai fornitori toscani, ma quante sono le aziende in grado di lavorare col colosso svedese? Poche, forse nessuna. La questione si pone dopo che la disponibilità a includere le imprese toscane nel portafoglio dei fornitori è stata inserita - nero su bianco - all'interno della delibera con cui il Comune di Pisa ha dato il via al progetto per la realizzazione del nuovo punto vendita nella zona dei Navicelli.

Ora però si cerca di capire se questa sia una dichiarazione di intenti destinata a rimanere tale o se dietro vi sia una trattativa condotta dagli enti pubblici che punta a ottenere qualcosa di concreto per le imprese del mobile toscane e soprattutto pisane. Abbiamo cercato di capirlo interpellando direttamente Ikea, ma i cellulari dei responsabili del settore comunicazione squillano a vuoto.

Operazione di facciata? Così ci siamo rivolti alle associazioni di categoria e alla Provincia per avere lumi. Quanto emerso non è particolarmente incoraggiante. «Non sappiamo in cosa consista questa apertura e la cosa ci mette un po' a disagio – spiega Fabio Banti, presidente di Confartigianato Imprese Toscana – I criteri con cui Ikea sceglie i propri fornitori sono molto selettivi: servono strutture di una certa dimensione, con capacità di rispondere agli ordini e costi non esorbitanti. È un modello produttivo opposto a quello coltivato dalle nostre imprese, che hanno dimensioni ristrette, pchi dipendenti e puntano sulla qualità più che sulla quantità. Mi auguro che la Regione, che a quanto mi risulta sta affrontando la questione, sia in grado di spingere Ikea a rivedere i propri criteri, almeno per quel che riguarda una specifica linea di prodotti o una piccola percentuale del loro approvvigionamento dai fornitori. In caso contrario – conclude Banti – dubito che vi siano mobilifici in grado di raggiungere gli standard richiesti dal colosso svedese, pertanto questa sbandierata apertura rimarrebbe solo sulla carta».

Ok ai complementi d’arredo. Sulla stessa linea il pensiero di Andrea Zavanella, presidente della Cna di Pisa: «Quest'apertura rischia di essere un'operazione di facciata per indorare la pillola – afferma – Il giudizio sull'arrivo di Ikea continua a essere positivo ma in questa trattativa non si è pensato a salvaguardare l'area del mobile. Non c'è da illudersi per le imprese del settore: i danni derivanti dall'apertura del megastore non saranno bilanciati da un'eventuale, e al momento improbabile, collaborazione con Ikea. Qualcosa in più potrebbe esserci per chi realizza accessori e complementi d'arredo: so di un interesse per i prodotti di ceramica, alabastro, cera. Può darsi che all'interno dello store vi siano dei corner riservati alle produzioni locali di questo genere».

La soluzione: consorziarsi. Le aziende del distretto del mobile di Cascina e Ponsacco hanno una sola possibilità per collaborare con Ikea: «Devono consorziarsi – spiega Graziano Turini, assessore provinciale alle attività economiche – È l’unico modo per sostenere l'elevato numero di ordinativi che un'azienda come Ikea richiede». In pratica, si tratta di ricalibrare il modello produttivo per tentare l'assalto al colosso svedese. «Ikea rappresenta una opportunità soprattutto per i fornitori di secondo livello - prosegue Turini - Mi riferisco alle imprese dei servizi: trasporti, pulizie, manutenzione. Di certo, sappiamo che gli svedesi puntano a tenere insieme il loro investimento con il territorio e questo ci deve dar fiducia».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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