Il Tirreno

Pisa

I pisani non hanno dubbi meglio Livorno di Firenze

di Gianluca Campanella
I pisani non hanno dubbi meglio Livorno di Firenze

Il governo vuole dimezzare le Province, possibili accorpamenti tra enti confinanti Il figlio di Romeo Anconetani: mio padre, con la sua Pisorno, aveva visto lungo

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PISA. Le Province di Pisa e Livorno fuse per decreto? Adolfo Anconetani, figlio dello storico presidente della società nerazzurra, Romeo, osa di più: «Bisognerebbe farlo anche nel calcio». Ma è in ottima compagnia: molti esponenti della società civile locale si dicono convinti che l’accorpamento sia già nell’ordine dei fatti; e che comunque i labronici siano meglio dei fiorentini (altra possibilità, anche se solo teorica). Mauro Del Corso, presidente degli “Amici dei musei”, addirittura gira i termini della questione: «Non è Pisa che si fonde con loro, ma sono Livorno o Firenze che si accorpano con noi; a quel punto è indifferente quale delle due confluisca, perché tanto Pisa mantiene la sua indiscutibile centralità geografica, artistica e culturale». Scherza, ma neanche troppo, Del Corso che aggiunge due considerazioni: «Non è detto si debba andare per forza in quella direzione; per esempio, la Versilia si potrebbe spezzare in due» e la parte “pisana” sarebbe sufficiente a raggiungere il territorio minimo richiesto dal progetto di legge del governo. Inoltre, «noi avevamo già una sorta di provincia metropolitana con Lucca, Livorno e Massa Carrara: la sede della Soprintendenza era Pisa. Per motivi elettoralistici il tutto è tramontato ai tempi della presidenza del lucchese Marcello Pera al Senato».

Rita Paciello, presidente di Federalberghi, vede l’opportunità «di un sistema territoriale omogeneo con Livorno, mentre la zona fiorentina è così ampia e caratterizzata da non vederla legata a Pisa; tanto più che rischierebbe di fagocitarci». Ma Paciello preferisce tenersi fuori dalle dispute di campanile: «Non sono coinvolta a livello emotivo nelle diatribe dantesche e come donna sono più pragmatica». Insomma, nonostante il folklore ci rappresenti sempre eterni nemici, nessuno sembra scandalizzarsi: Dario Matteoni lo ha già sperimentato, essendo stato assessore nel Comune di Livorno e oggi dirige il museo San Matteo. Così depotenzia la notizia: «Si punta a creare organi tecnici. Le deleghe che rimarrebbero alle Province sono tranquille. Solo sull’ambiente la questione potrebbe essere delicata». Insomma, quando Romeo Anconetani parlava di Pisorno sembrava un delirio. «Ma mio padre era avanti - commenta Adolfo - le due squadre potrebbero mettere insieme la potenza per tornare in serie A e ogni domenica lo stadio sarebbe pieno con 10mila pisani e 10mila livornesi». Anconetani rappresenta anche il classico compromesso all’italiana: sembrava che le Province dovessero sparire, invece «meglio poche che nessuna».

In fondo, conclude Giandomenico Caridi, presidente di Navicelli, Pisa e Livorno sono «di fatto già una grande realtà e vedo di buon occhio l’accorpamento». Non lo dice perché il suo ruolo lo porta già a lavorare sul confine dei due “mondi” ed a cercare una loro integrazione. Ma perché da un punto di vista «produttivo, economico e sociale» la fusione è avvenuta da tempo: aeroporto, porto e Università sono “servizi” che coinvolgono un’area molto più vasta di quella in cui sono nati.

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