Finanza
Vestiti da lucciole e trans bloccano il consiglio
Cento giovani con tacchi e calze a rete irrompono nella sala. Accuse al sindaco «Indecente il suo giudizio morale verso chi vende il proprio corpo»
PISA. Piume di struzzo, calze a rete e tacchi a spillo. Così si sono presentate in consiglio comunale un centinaio di persone per protestare contro l’ordinanza anti prostituzione firmata dai sindaci di Pisa, Vecchiano e San Giuliano Terme. Il consiglio è stato sospeso e sono volati insulti reciproci tra i manifestanti ed alcuni consiglieri sul chi “fosse più indecente”. Tutto è partito nel pomeriggio, quando, sotto Palazzo Gambacorti, si sono radunati tanti ragazzi e ragazze vestiti o travestiti in maniera decisamente succinta o “adescatrice”.
Nell’ordinanza dei tre sindaci si multano quelle persone che sul ciglio della strada sono vestite in maniera inequivocabile e tale da adescare il cliente. «L’impostazione dell’intera ordinanza è ridicola – dice Serena Fondelli, di Rebeldìa – perché si usa lo strumento dell’ordinanza, che ha di necessità un carattere di urgenza e di temporaneità, per un fenomeno che è che vecchio come il mondo e che non ha di certo il carattere della stagionalità e tanto meno quello dell’urgenza». L’ordinanza dell’anno scorso fu cancellata dalla corte costituzionale perché non aveva il carattere della temporaneità e dell’urgenza. La stessa corte però non toccò i contenuti, praticamente salvandoli. Mariangela Priarolo, vestita da cupido ed insegnante, aggiunge: «Nell’ordinanza si usano termini ed argomenti datati e moralistici che in maniera del tutto superficiale vorrebbero arginare un fenomeno che si deve affrontare in tutta la sua complessità».
Serena Becherucci è vestita da beghina e mostra ai fotografi e alle telecamere la foto del sindaco. «Io sono vestita da befana e secondo me il sindaco, sì lui, è quello vestito in maniera indecente e indecorosa. Faccio quindi come lui, esprimo giudizi solo morali tipici di chi nasconde la testa sotto la sabbia per non vedere il fenomeno nella sua interezza».
Il problema, dunque, i manifestanti lo spostano sui contenuti moralizzatori. «Qualcuno dovrebbe spiegarci – dice Dea Merlini, del gruppo Tijuana – che cosa voglia dire vestirsi indecentemente o in maniera tale da adescare chissà chi, perché forse anche noi potremmo essere multate». L’ordinanza firmata dai tre sindaci sanziona con 300 euro anche i clienti. «Non ci interessa questo aspetto – dice Giovanni Campolo, del gruppo Tilt – perché alla fine, i clienti la fanno sempre franca. Pagano la multa e poi si spostano più in là. Il problema invece rimane per le sex workers». I commenti si susseguono un po’ tutti uguali. Serena Fondelli sottolinea quello che per lei è un paradosso, e cioè che, da un lato, si finanzia la Società della salute per progetti contro la prostituzione, mentre dall’altro si penalizzano e si multano le vittime delle tratte di esseri umani. Il consiglio comunale alla fine è stato sciolto. Alcuni consiglieri del Pdl hanno chiesto di rivolgersi al prefetto.
I manifestanti, sotto l’occhio di vigili urbani e carabinieri, hanno distribuito una contro-ordinanza che vieta «di indossare scarpe chiuse, giacche, cravatte e maglie a collo alto». La manifestazione è stata indetta da Arcilesbica, Biblioteca Franco Serantini, l’Osservatorio antiproibizionista, Fratelli dell’uomo, associazione consultorio transgenere, Collettivo Legrif. Il Pd pisano in una nota scrive: «Quello che è successo in consiglio comunale è inaccettabile. Il diritto al dissenso non può arrivare al punto di impedire lo svolgimento dei lavori di un'assemblea democraticamente eletta».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
GUARDA LA FOTOGALLERY
E IL VIDEO
WWW.ILTIRRENO.IT
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
