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Tempi duri per i supermercati

Tempi duri per i supermercati

Nei primi tre mesi dell’anno la grande distribuzione pisana ha perso il 3,4 per cento del fatturato

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PISA.

Prosegue, anche nel primo trimestre dell’anno, la fase recessiva del commercio al dettaglio in provincia di Pisa. Aumento della pressione fiscale, forti criticità sul versante del lavoro e dei redditi e un’inflazione che, nonostante la momentanea decelerazione si mantiene intorno al 3%, determinano un calo delle vendite al dettaglio quantificabile, nella nostra provincia, in un -5%.

Ad affermarlo è la consueta indagine congiunturale trimestrale condotta dall’Ufficio Studi e Statistica della Camera di Commercio di Pisa. Il dato, sicuramente non confortante, risulta però relativamente migliore rispetto a quello nazionale (-6,3%) e regionale (-5,4%).Un segnale piuttosto evidente del grado di diffusione della crisi emerge analizzando la quota di imprenditori che segnalano una diminuzione del giro di affari arrivata, ormai, al 38% del totale. A partire dalla seconda metà del 2011, la percentuale di imprese che dichiarano una diminuzione del fatturato sta “erodendo” non solo la quota di aziende che dichiarano un aumento, appena l’8%, ma anche quella di coloro che registrano una stabilità: circa la metà del totale. Ancora una volta sono le piccole (1-5 addetti) e le medie strutture (6-19 addetti) a mettere a segno i risultati più deludenti sul versante delle vendite al dettaglio, rispettivamente con un -5,1% ed un -6,6%.

La vera novità del trimestre è rappresentata dal calo della grande distribuzione (20 addetti e oltre) arrivata a perdere, nel primo trimestre del 2012, il 3,4% del proprio giro d’affari: il peggior risultato dal 2005.

Passando all’analisi dei settori merceologici, il comparto alimentare ha una flessione più contenuta (-4,0%) rispetto al non alimentare (-5,7%), sul quale incidono fortemente le cadute delle vendite di prodotti per la casa ed elettrodomestici (-11,1%), ma anche abbigliamento e accessori (-9,9%). Si conferma, quindi, la strategia di contenimento da parte delle famiglie di tutte le spese considerate “voluttuarie”. Se almeno fino alla fine del 2011 gli ipermercati, supermercati e grandi magazzini si erano mantenuti sul filo della stagnazione, il 2012 si apre, anche per loro, con una flessione piuttosto rilevante (-1,5%).

La dinamica del numero delle unità locali pisane attive nel commercio al dettaglio non sembra invece subire contrazioni (+2,9% pari a +237 unità aggiuntive). Tuttavia a crescere, tra i diversi comparti, troviamo il solo settore dei prodotti non alimentari (+272 unità, +4,4%) con il commercio al dettaglio ambulante che mette a segno l’aumento più consistente (+253 unità pari ad un +12,7%), sintomo del tentativo di auto impiego realizzato da chi ha perso il lavoro.

«I primi mesi del 2012 - commenta il presidente della Camera di Commercio Pierfrancesco Pacini - confermano la fase di profonda difficoltà in cui da tempo si dibatte il commercio al dettaglio. Anche la grande distribuzione, finora risparmiata dalla crisi dei consumi grazie a politiche di contenimento dei prezzi piuttosto spinte, comincia ad accusare sensibilmente le prime battute di arresto in termini di fatturato».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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