Il Tirreno

Pisa

L’ABUSO DI ALCOL È LA VERA EMERGENZA

Dopo aver gustato i meritati complimenti per lo spettacolo della Luminara e dei suoi fuochi ritengo sia utile una riflessione riguardo tutto ciò che ad essi ha fatto seguito. Una specie di rito...

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Dopo aver gustato i meritati complimenti per lo spettacolo della Luminara e dei suoi fuochi ritengo sia utile una riflessione riguardo tutto ciò che ad essi ha fatto seguito. Una specie di rito “pagano” collettivo che, degenerando per modalità ed orari, pone anche alcuni interrogativi su cui dovremo lavorare a lungo, anche ripensando alle modalità di gestione di tutto ciò che ruota intorno ad una serata magica come quella del 16 giugno. Impossibile provare piacere girando a piedi le vie del centro e le sue piazze. Impossibile gustare un’aria di festa e non respirare odori di alcol intriso a sudori e secrezioni. Difficile accettare che la città venga maltrattata in questo modo fino a tarda notte pur in una serata di festa. Sarà utile interrogarsi seriamente per comprendere se tutto il possibile è stato fatto e se è stato fatto nel migliore dei modi. Ma non desidero porre l’accento sulla magia dei tempi passati o sul modo di vivere oggi la notte di San Ranieri rispetto al passato. Desidero ragionare di quella che ritengo un’emergenza sociale: quella riferibile all’abuso di alcolici e superalcolici, anche in giovanissima età, e che, pur se diventata prassi diffusa nel corso dell’anno, si esaspera ogni qual volta vi sia l’occasione per stare insieme in serate di festa con il consumo di fiumi di birra, gin, vodka e rum. Il bollettino medico, quello ufficiale e testimoniato dalla sala operativa della Protezione Civile, parla di decine di interventi per abuso di alcol. In qualche caso anche di ragazzi tredicenni: davvero troppo presto per replicare, senza piena coscienza, i rituali di un ambiente giovanile che, con le dovute eccezioni, sembra avere difficoltà a socializzare e stare insieme senza affidare all’alcol la speranza di un comportamento più spregiudicato o di una timidezza finalmente sconfitta. Le istituzioni, tutte le istituzioni, devono porsi questo problema con grande serietà e senso di responsabilità. Nei prossimi anni sarà indispensabile un lavoro trasversale che affianchi l’operato delle forze dell’ordine ad un’azione culturale, rivolta ai giovani ed ai giovanissimi, di cui le famiglie, ancor prima delle istituzioni, mantengono la primaria responsabilità. Disarmare una giovane mano della bottiglia di birra brandita per strada come un simbolo e quasi come un accessorio di abbigliamento diventa una lotta impossibile per numeri e senso di opportunità. Certo si può, sin da subito, fare qualcosa di più per prevenire la degenerazione dei fenomeni ma è sulla componente educativa e sociale a medio termine che bisogna intensificare il lavoro. La disinvoltura con cui già da giovanissimi ci si avvicina all’abuso di alcol e le conseguenti modalità di socializzazione devono suonare come un campanello di allarme. Gli effetti dell’alcol sui giovani, sia fisici che psicologici, sono devastanti e le conseguenze sociali, anche quelle di semplice convivenza e rispetto delle libertà altrui, di elevato impatto. Serve davvero un patto di ferro tra tutti i portatori di interesse (istituzioni, forze dell’ordine, esercenti, società civile, associazioni di settore, ambienti scolastici e giovanili) che metta al centro del lavoro dei prossimi anni il benessere delle giovanissime generazioni attraverso un lungo lavoro di responsabilizzazione culturale dei singoli che diventerà, poi, patrimonio collettivo. Se sapremo davvero invertire questa tendenza culturale, discutibile ed ormai diffusa, e mettere in campo una più incisiva attività di prevenzione e controllo sapremo dare nuovamente equilibrio anche a serate splendide e suggestive come quella di SanRanieri recuperando serenità per chi vive il centro e restituendo al dibattito sulle modalità organizzative la centralità che merita.

Vicesindaco di Pisa

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