Il Tirreno

Pisa

Davanti al gip il rom accusato di stupro

di Candida VIrgone
Davanti al gip il rom accusato di stupro

Avrebbe violentato un quindicenne a Porta a Mare. L’uomo vive con la famiglia nel campo nomadi della Bigattiera

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PISA. È un nomade ospite del campo abusivo della Bigattiera il quarantenne macedone arrestato martedì scorso dai carabinieri a Porta a Mare con la terribile accusa di violenza sessuale.

Si chiama Muarem Riza e per gli inquirenti avrebbe abusato di un ragazzino cascinese di 15 anni, oltre a tutto un adolescente con problemi psichici. Una storia terribile che ha suscitato enorme sdegno e che cade in una situazione di grande allarme sociale per il degrado creato sul territorio da piccola e grande criminalità.

I dettagli di questa aggressione sono ancora oggetto di indagine, e pare non si tratti di molestie, ma di un atto completo interrotto grazie all’intervento di un cittadino, un padre di famiglia, che ha notato i due e li ha seguiti con lo sguardo proprio temendo qualcosa di brutto.

Si tratta del titolare di un bar che si trova di fronte ai giardinetti in cui è avvenuta la violenza, quelli di largo Marinai d’Italia. Alberto Cocuzza in va Battisti ha il bar “Panzarica” e stava per chiudere verso le sette di sera di martedì, quando il macedone è entrato nel suo locale col ragazzino.

«Hanno ordinato da bere - racconta Alberto - e mi sembrava proprio che l’uomo volesse carpire con gentilezza la benevolenza del bimbo. Gli ha offerto da bere, poi sono usciti e si sono seduti sulla panchina di fronte. L’uomo toccava quel ragazzo in un modo che infastidiva e poi l’ho visto alzarsi e trascinarlo di peso dietro i cespugli. Io ho due figli adolescenti, una ragazza di 17 anni ed un maschetto di 14: proprio per questo non ci ho visto più. Magari non succede niente, mi sonod etto, ma io chiamo polizia e carabinieri. Poi, mentre aspettavo le pattuglie, con un signore del palazzo sono andato a vedere che succedeva. Meno male che sono arrivati i carabinieri e ci hanno pensato loro, perché dover intervenire anche fisicamente mi avrebbe turbato troppo. Non mi sento un eroe, non ho fatto niente di strano, credo di essermi comportato come dovrebbe fare ogni persona civile e ogni buon padre di famiglia. Oltre a tutto, non sono uno psicologo, ma mi sembrava che il bimbo avesse delle difficoltà. Sono rimasto onorato delle parole del sindaco, ma, ripeto, ho fatto solo il mio dovere».

Il nomade risponde ad un cliché che fa parte del malinteso senso di solidarietà con cui si svolge in parte una indiscriminata politica dell’accoglienza. Clandestino e disoccupato, pare abbia l’abitudine di alzare il gomito, come se questo possa costituire un’attenuante. E infatti al barista, mentre il ragazzino sorseggiava un the, aveva chiesto una birra. Sarebbe in Italia al seguito del fratello, che vive nella villa dell’ex centro ittiogenico, in viale D’Annunzio, una meravigliosa costruzione con cinque appartamenti da cui furono sfrattati i nomadi oggi assolti dopo la faida del 2008.

Oggi Riza compare davanti al gip Guido Bufardeci per l’udienza di convalida e l’interrogatorio di garanzia. Si vedrà se sceglierà di collaborare o si avvarrà della facoltà di non rispondere: ha due difensori di fiducia, gli avvocati Antonella Antonelli e Tommaso Azzaro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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