Il Tirreno

Pisa

Foce del fiume insabbiata pericolo per le barche

di Gianni Parrini
Foce del fiume insabbiata pericolo per le barche

Il fondale misura appena un metro, le imbarcazioni rischiano di incagliarsi Comune, Provincia e Regione sostengono di non aver competenze su quel tratto

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PISA. Pasticcio in riva all’Arno. O meglio alla foce. A causa delle scarse pioggie invernali e dell’assenza di piene l’estuario si è insabbiato. Nel punto in cui il mare e il fiume si incontrano il fondale supera a stento il metro di profondità e le centinaia di imbarcazioni che giornalmente attraversano quel tratto rischiano di arenarsi.

La segnalazione arriva da un lettore: «È un pericolo – scrive Guido Argento – soprattutto per le barche a vela che hanno un pescaggio superiore al metro e mezzo che devono procedere con estrema accortezza».

Bisognerebbe intervenire ma la questione è complicata dal fatto che nessuno fra gli enti che si dividono il controllo del fiume ritiene di avere competenza sul tratto che porta alla foce. Per il semplice motivo che il corso d’acqua nei circa 8 chilometri che vanno dal ponte del Cep alla foce non sono classificati come navigabili. Questa paradossale situazione fa capo a un decreto del 1917. La classificazione delle acque fatta all’epoca inseriva la foce dell’Arno tra i porti di quarta classe e di seconda categoria. Tradotto dal burocratese, significa non navigabile.

Di conseguenza sia il Comune sia la Provincia ritengono di non avere poteri su quel tratto nonostante la situazione di pericolo sia stata loro segnalata già tra febbraio e marzo da una nota della Capitaneria di Porto. «La nostra competenza è relativa al demanio idrico – spiega l’assessore provinciale Valter Picchi – Per cui si esaurisce nel punto in cui l’Arno incrocia il canale Lamone, poco prima della foce. Dà li in avanti si tratta di demanio marittimo che è di competenza dello Stato».

Secondo un vecchio regio decreto (il 3095) del 1885 per i corsi d’acqua di questo tipo le opere di manutenzione sarebbero a carico del Comune. Ma l’ente guidato dal sindaco Filippeschi, pur preoccupato di fronte alla malaugurata ipotesi di un giro di vite sulla navigazione in quel tratto (utilizzato da oltre 2.500 barche, senza considerare i rimessaggi) non è di questo avviso. «Noi siamo competenti solo per piccoli interventi – spiega l’assessore Andrea Serfogli – L’ultimo dragaggio fu effettuato nel ’95 dal Provveditorato alle opere marittime di Genova. In ogni modo abbiamo segnalato alla Regione questa situazione e siamo pronti a convocare d’urgenza un tavolo dei servizi con tutti gli enti interessati per risolvere la situazione e scongiurare qualsiasi ipotesi di chiusura dell’accesso al mare».

Proprio la Regione sembra essere l’unico ente in grado di risolvere la situazione, ma i tempi si annunciano lunghi. La parola magica da pronunciare è Priim, acronimo di Piano regionale integrato infrastrutture e mobilità. «Lo scorso novembre il consiglio regionale ha approvato la legge che istituisce il Priim (55/2011) – spiegano dagli uffici di Firenze – Questo era il passaggio formale necessario a metter mano a tutta questa materia, compresa la classificazione dei fiumi». Il Priim dunque è in lavorazione e dallo staff dell’assessore Luca Ceccobao fanno sapere che entro settembre sarà presentato in giunta e in consiglio. Poi la parola passerà alla Provincia: una volta che il corso d’acqua sarà dichiarato navigabile toccherà a questo ente attuare un progetto (già presentato) che prevede la realizzazione di un portolano – in pratica un manuale per la navigazione – e di altri interventi, compreso il dragaggio della foce. Il tutto per un importo di oltre 500mila euro, che dovrebbero arrivare dalla Regione. Sempre che qualche imbarcazione non si incagli prima sul fondale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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