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Sindacati: «L’associazione rischia di sparire per sempre»

PISA. La crisi economica rischia di travolgere anche la Croce Rossa. Il decreto di privatizzazione dell'ente era partito nell'ultimo giorno del governo Berlusconi ed era stato poi respinto dal...

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PISA. La crisi economica rischia di travolgere anche la Croce Rossa. Il decreto di privatizzazione dell'ente era partito nell'ultimo giorno del governo Berlusconi ed era stato poi respinto dal Parlamento. Recuperata con forza dall'attuale governo, l'operazione rischia di penalizzare ancora una volta una consistente parte di welfare.

Da gennaio 2014 la Croce Rossa prenderà la forma di associazione privata, e la trasformazione graverà sui contratti dei lavoratori dipendenti (incerti) e porra termine ai contratti dei precari.

Per il risanamento del deficit finanziario dell'ente è prevista la dismissione dell'intero patrimonio immobiliare. Otto, tra Pisa e provincia, gli immobili che andranno in vendita. A rischio dunque 4.500 dipendenti nel territorio nazionale; soltanto a Pisa 61 persone, di cui 52 precari, 8 dipendenti e un militare.

Attualmente è previsto il reintegro solo per i militari, che transiterebbero nei ruoli civili. Gli altri rischiano di rimanere senza occupazione. I sindacati Cgil, Cisl-Fp, Uil-Pa, insieme ai dipendenti della Croce Rossa, lanciano un grido di protesta contro la privatizzazione e la fuoriuscita di lavoratori che offrono servizi di assistenza di vitale importanza per i cittadini.

A Pisa la Croce Rossa effettua circa 5.000 interventi all'anno, 24 ore su 24, per lo più su ambulanze che consentono la prestazione di primo e vitale soccorso. Gli operatori erogano inoltre servizi agli anziani e ai disabili e sono i primi ad accorrere in caso di calamità naturali, come avvenuto per il recente terremoto dell'Emilia Romagna.

Grazie alle unità cinofile partecipano attivamente alla ricerca di persone scomparse, anche in mare. Fin dal 1988 quattro medici e tre operatori si alternano nel presidio della Croce Rossa all'interno dell’aeroporto Galilei, per assicurare ad ogni ora del giorno e della notte i servizi di pronto soccorso a tutto il personale della struttura.

Il grido di allarme è stato lanciato ieri dai rappresentanti sindacali: Mario Gaddini per Uil-Pa, Katia Colella per Cisl-Fp, Maria Borsò per la funzione pubblica della Cgil e da Daniele Barzacchi per Uil. «Occorre sensibilizzare la popolazione sul rischio di questa privatizzazione – ha detto Borsò – Per questo si stanno organizzando manifestazioni in tutt'Italia ed è stata aperto un profilo su facebook dal nome Nonmettiamociunacrocesopra..». Da un lato c’è il timore di perdere molti posti di lavoro, dall'altro la consapevolezza di delegare ad un corpo di volontari un lavoro altamente qualificato. «Perché il grosso indebitamento dell'ente – chiede Gaddini – deve penalizzare lo stato sociale? Paghi solo chi ha sbagliato, si riducano gli stipendi dei manager, ma si continui ad assicurare il bene primario dell'assistenza fatta con professionalità e con il cuore».

Renata Viola

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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