Finanza
Normale e Sum, prove di accorpamento
Tra la scuola di piazza dei Cavalieri e l’Istituto italiano di Scienze Umane la fusione riguarderebbe solo il post laurea
PISA. Sia la Scuola Normale Superiore che il Sum, Istituto Italiano di Scienze Umane, confermano che sono in corso riunioni, dal contenuto riservato, per studiare la possibilità di fondersi in un unico soggetto. Ma al momento i due enti non prevedono la diffusione di comunicati ufficiali; inoltre sui tempi non ci sono certezze: c’è chi dice che il ministero a giorni dovrebbe decidere e c’è chi pensa che ci voglia almeno un anno. In ogni caso, rispetto al precedente governo che preferiva gemmazioni e dislocazioni varie, nel nuovo esecutivo guidato da Mario Monti sono molto più inclini a chiedere accorpamenti: e lo stesso ministro dell’Università, Francesco Profumo, non starebbe sottovalutando il risparmio importante che comporterebbe l’operazione.
La Normale di Pisa è uno dei più prestigiosi istituti universitari del mondo ed è organizzata in due classi, Lettere e Scienze, sia per il percorso “ordinario” (laurea) che per il “perfezionamento” (dottorato). Il Sum è un’Università statale dedicata all’alta formazione e alla ricerca nelle scienze umane e sociali: promuove e coordina programmi di dottorato, post-dottorato e master di secondo livello e si avvale di una struttura a rete, cui partecipano le otto Università italiane, tra cui Firenze e Siena. La fusione sarebbe quindi solo sul post laurea e il primo ostacolo che potrebbe incontrare è proprio il diverso “target” didattico: per dire, le scienze sociali sono trattate dalla Scuola Superiore Sant’Anna, “figlia” della Normale e autonoma dal 1987.
Ma secondo il professor Franco Cardini, ordinario di Storia medievale al Sum, l’impianto della Normale «è francamente arcaico, al di là del valore dei colleghi che lì insegnano: oggi c’è una serie di scambi e rapporti, una multidisciplinarietà che supera la contrapposizione possibile alcuni decenni fa». L’opinione «personale» di Cardini è data a forte sostegno della fusione; anzi, il professore si augura che «il probabile assetto comune si realizzi prima della mia pensione, che scatta a ottobre».
In caso contrario spera che anche per il nuovo soggetto valga «la consuetudine accademica secondo cui un docente a riposo continua ad accompagnare la vita di un istituto». Altro problema: matrimonio o annessione? Cardini prevede «inevitabili aspetti psicologici: alcuni vedranno il Sum fallire se la Normale fagocita o quest’ultima perdere se scende a patti con noi piccoli. Ma il mio desiderio personale è che l’immagine di tutti esca rafforzata». Certo, un po’ di autonomia verrà meno, «ma per entrare nell’Euro abbiamo rinunciato alla sovranità economica e ci abbiamo guadagnato. Qui c’è il vantaggio di lavorare in un’organizzazione di “peso” come la Normale». Ultimo dubbio: quanto inciderà l’inchiesta in corso su Aldo Schiavone e altri cinque indagati? Il fondatore del Sum andrà a processo per presunte spese pazze con soldi dell’Università e assunzioni pilotate. Cardini non ha dubbi: «La nota situazione non coinvolge l’immagine dell’istituto e la sua attività scientifica. La affronteremo».
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