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Imu: le aliquote non saranno ritoccate in alto, salvo sorprese
Il consiglio comunale giovedì 28 voterà la proposta di regolamento della giunta. L’ipotesi è quella di non aumentare l’imposta, ma le stime sul gettito di ministero e Comune sono assai differenti
PISA. Il consiglio comunale sarà chiamato giovedì 28 giugno a votare la proposta della giunta riguardo al regolamento Imu, con determinazione di aliquote e detrazioni, in prospettiva del pagamento del saldo a dicembre (ieri c’è stata la scadenza per l’acconto). La proposta domani e poi lunedì 25 sarà discussa in commissione consiliare. Se per l’acconto le aliquote sono state fissate dal governo, per il saldo si entra nell’autonomia (parziale) dei Comuni e resta necessario un punto interrogativo. In pratica, con queste proposte - ad iniziare dal mantenimento dell’aliquota per la prima casa allo 0,4% - l’amministrazione comunale detta un suo indirizzo. Poi però sarà da verificare il reale gettito Imu: se le stime del ministero saranno rispettate, tutto sarà più semplice. Altrimenti i conti saranno da rifare. Tanto che, per stabilire il proprio regolamento per il saldo, tutti i Comuni hanno tempo fino al prossimo 30 settembre.
Le proposte. La giunta vuole approvare ora la proposta di regolamento. Anche perchè entro il 30, per le normative, deve essere rivisto il bilancio. Il Comune sa già di dover fare fronte ai tagli secchi (decreto Salva Italia) di 10 milioni di euro più l’ultimo di 3. «Avendo il bilancio in regola», come ricorda l’assessore Giovanni Viale, la proposta relativa all’Imu comprende soprattutto il mantenimento dell’aliquota sulle abitazioni principali allo 0,4%; l’aliquota ridotta sulle abitazioni ad affitto concordato, esistenti e futuri, allo 0,58%; l’assimilazione all’abitazione principale delle case di anziani e disabili ricoverati in strutture residenziali; inoltre, «per non colpire i redditi da lavoro - aggiunge Viale - viene mantenuta l’addizionale Irpef allo 0,2%». Una scelta non scontata per la prima casa, viene fatto notare, visto che, ad esempio, Torino ha annunciato il passaggio allo 0,55; Parma 0,60; Roma 0,50; Catania 0,60.
I conti veri. Tutto questo sulla carta. Da oggi, scaduti i termini per il pagamento dell’acconto Imu, i ragionamenti si faranno più concreti potendosi basare sul gettito reale. Le differenze a livello di stime sono già emerse. Il ministero ha previsto per il Comune una cifra di 33,7 milioni di euro (ricavando dalla città 56 milioni); l’amministrazione comunale ha invece calcolato 26,5 milioni. “Ballano” quindi oltre 7 milioni, che potrebbero cambiare in modo decisamente significativo le previsioni di bilancio. Si tenga conto, inoltre, che il taglio di 10 milioni dai trasferimenti statali è stato fatto considerando il maggior gettito derivante ai Comuni proprio dall’Imu: tolgo da una parte perché c’è un rientro dall’altra. Ma se le stime ministeriali dovessero risultare sbagliate, ovvero troppo ampie a causa di un gettito reale minore, per il Comune sarebbero altre risorse mancanti nel bilancio. E’ qui che si potrebbero riaprire le valutazioni sulle aliquote Imu per il saldo, con il rischio di dover aumentare l’esborso richiesto ai cittadini (almeno per certe fasce). Viale conclude: «Gli elementi di incertezza sono tanti e riguardano aspetti anche nell’applicazione delle aliquote dettate dal governo. Aspettiamo di avere tutti i chiarimenti dal ministero e poi trarremo conclusioni precise».
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