Il Tirreno

Pisa

Sono deluso dalle scelte del Comune

Molte famiglie, in questo periodo, stanno verificando la pesantezza dell’Imu e quanto questa tassa abbia aspetti di ingiustizia palese. Le nuove aliquote decise dal governo e la nuova eccessiva

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Molte famiglie, in questo periodo, stanno verificando la pesantezza dell’Imu e quanto questa tassa abbia aspetti di ingiustizia palese. Le nuove aliquote decise dal governo e la nuova eccessiva rivalutazione delle rendite catastali portano ad aumenti insostenibili per troppe persone. Ma ciò che fa più arrabbiare i cittadini pisani è il fatto che l’amministrazione Comunale e in particolare l’assessorato al Bilancio, pur dichiarando e apertamente vantandosi che le casse comunali sono in attivo, intende utilizzare aliquote notevolmente più alte rispetto al dispositivo della legge (legge 214/2011).

Il Sicet intende far notare in prima analisi che lo 0,4% sulla prima casa deciso dalla nuova legge rappresenta, pur con gli abbattimenti fiscali che ci sono, una enorme quota in più rispetto alle risorse incassate con la vecchia Ici dato che gli scorsi anni sulla prima casa non c’era tassazione.

Volendo quantificare e considerando che le abitazioni esenti da Ici erano circa 23.000 (dati pubblicati da Sepi nel 2008), applicando l’aliquota dello 0,4% su una rendita catastale media di 700 euro, nelle casse comunali entrano oltre 10 milioni di euro in più.

Ma è significativo il fatto che, comunque, sulle seconde case per le quali la vecchia imposta era allo 0,7% per alloggi abitati e allo 0,9% per alloggi vuoti, le nuove aliquote al momento decise (0,82% per le seconde case e 1,06% per le case vuote) pur scorporate della quota da dare allo Stato (0,38%), permettono all’amministrazione comunale, tramite l’aumento della rendita catastale, di avere quote di maggior reddito rispetto agli anni precedenti; peraltro, a seguito delle indicazioni di legge, il numero delle seconde case è maggiore rispetto agli altri anni. Mi domando: ma se il nostro Comune avesse avuto un bilancio in rosso che cosa avrebbe fatto?

Il Sicet e le altre organizzazioni hanno chiesto di poter diminuire l’aliquota, o di aumentare la detrazione, almeno per le famiglie a basso reddito che hanno solo la prima casa; ma soprattutto di avere una particolare attenzione per gli alloggi affittati a canone concordato e in Agenzia casa, decidendo per l’aliquota dello 0,4%, quota peraltro prevista anche dalla legge; questo avrebbe permesso all’amministrazione comunale di mantenere gli impegni presi negli anni passati e di dare prospettive alla neonata Agenzia casa, ai proprietari di casa di non sentirsi ingannati (hanno stipulato contratti concordati quando l’aliquota era lo 0,2% e senza maggiorazione del 60%) e agli inquilini di poter avere ancora la possibilità di stipulare un contratto con canoni un po’ più sostenibili.

A parere del Sicet questa politica di tassazione sulla proprietà abitativa non risponde ad esigenze di bilancio, ma all’opportunità offerta da questa legge di poter avere più risorse (magari, volendo provocare, per i fuochi di San Ranieri ma anche per legittime spese utili a rendere più bella la città, però ora chiaramente inopportune) e questo i cittadini lo percepiscono con chiarezza.

Cominciano ad essere diffuse e pesanti le critiche fatte al governo centrale che fa pagare la crisi alle famiglie in difficoltà economiche invece di chiedere risorse a chi le ha in abbondanza, ma pensavo che un’amministrazione comunale che si dichiara, anche per scelta politica e programmatica, vicina ai cittadini più deboli economicamente e socialmente, non si sarebbe comportata allo stesso modo.

Sicet - Sindacato inquilini

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