Sicurezza
Scena muta dei due anarchici in carcere
Davanti al gip, al Don Bosco, i due accusati di eversione si sono avvalsi della facoltà di non rispondere
PISA. Hanno obbedito, pare, ad un ordine di scuderia. Davanti al gip Guido Bufardeci, nel carcere Don Bosco, i due pisani accusati di far parte del Fai - Fri, Fronte anarchico riuvoluzionario, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.
Elisa Di Bernardo, 36 anni, educatrice, e Stefano Gabriele Fosco, 50, ritenuto l’ideologo dei gruppi italiani, l’erede di Camenish e Pombo, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Lei di origine bresciana, lui abruzzese, vivevano da tempo a Pisa: sono stati arrestati mercoledì mattina nella loro casa, in via di Oratoio 160, dai carabinieri del Ros, su ordine del gip di Perugia, Livia Brutti, dopo l’inchiesta condotta dal pm Manuela Comodi.
Le accuse parlano di associazione con finalità di terrorismo ed eversione dell’ordine democratico. Fosco è colpito poi da tutti e otto i capi d’imputazione che a vario titolo riguardano i dieci anarchici arrestati. In particolare lo si ritiene l’ideatore della campagna terroristica «Eat the riche», che porta a due attentati del 2009, uno alla Bocconi di Milano, l’altro al Cie (centro di identificazione ed espulsione) di Gradisca d’Isonzo; e ancora l’ispiratore degli attentati di dicembre scorso alla Deutch Bank di Francoforte, all’Equitalia di Roma e all’ambasciatore greco a Parigi. Ma anche dell’attentato all’Ansaldo.
Nella casa di Pisa poi, secondo le intercettazioni ambientali e telefoniche, sarebbe nata la sigla Fai Fri, proprio a novembre, che ha firmato tutti gli attentati successivi. L’avrebbe ideata Fosco: è quella delle delle cinque frecce convergenti sovrastate da una stella nera con la lettera A, ispirata al logo della Cospirazione delle cellule di fuoco».
Sempre nella casa di via di Oratoio, a fine marzo scorso, era avvenuta una lunga perquisizione, come quelle disposte in tutta Italia nell’ambito dell’inchiesta perugina. A fine aprile risale invece la distruzione di una telecamera posizionata sul tetto di una scuola di fronte alla casa pisana dei due, rivendicata sul blog di Fosco, «Culmine», dall’Abpc, Allegra brigata porci comodi, come azione del Sap, sabotatori associati porcicomodisti. Gli anarchici locali, su internet, spiegarono chiaramente che ritenevano si trattasse di un modo per spiare le loro mosse.
Nelle varie carceri italiane, anche gli altri arrestati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.
(c.v.)
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