Il Tirreno

Pisa

Le voci diverse dentro l’Università

di GIanluca Campanella

Sapienza: dietro il documento dell’Ateneo restano posizioni differenti a proposito della futura collocazione della Biblioteca

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PISA. Ci sono voci distinte all’interno dell’Università sulla questione della Sapienza. La delibera del senato accademico, resa nota venerdì, in modo perentorio spiega: si «ritiene non realistica l’ipotesi che la Biblioteca Universitaria, almeno nelle sue dimensioni attuali, possa essere nuovamente ospitata nei locali già occupati, rivelatisi inidonei». Ma bisogna ricordarsi che tra i componenti di diritto del senato ci sono tutti i presidi di facoltà: due di questi (Alfonso Maurizio Iacono di Lettere e Bruno Mazzoni di Lingue) hanno firmato l’appello dei professori della Scuola Normale Superiore, Salvatore Settis e Adriano Prosperi, che chiede «sia garantita al più presto la riapertura della Biblioteca Universitaria nella sua antica e tradizionale sede».

Il senato di mercoledì. Per spiegare allora l’apparente incongruenza e capire cos’è successo il 13 giugno, partiamo dall’ordine del giorno del senato accademico: sono previste solo «comunicazioni del rettore» Massimo Augello «sulla difficilissima situazione venutasi a determinare a seguito dell’ordinanza di chiusura della Sapienza». Il senato «prende atto con soddisfazione della tempestività e dell’incisività delle misure adottate dall’Ateneo»; ma alcuni componenti, tra cui spicca il preside di Giurisprudenza Eugenio Ripepe, esprimono il desiderio affinché ci sia un pronunciamento pubblico dell’istituzione. Augello suggerisce di aspettare la nuova conferenza dei servizi, che sarà convocata a breve dopo il primo incontro del 4 giugno e affronterà la questione Sapienza con tutti i soggetti coinvolti, locali e nazionali. Ma accoglie il pronunciamento della maggioranza e così l’argomento è inserito in “varie ed eventuali”.

Le posizioni diverse. Quasi tutti sono d’accordo su un’uscita pubblica e ufficiale, anche perché sulla Sapienza sta «straparlando» chiunque e non si capisce per quale motivo proprio l’Ateneo non debba dire la sua. Tuttavia i più cauti cercano solo di far passare un concetto: il palazzo della Sapienza non può sostenere il livello attuale dei carichi strutturali; non basta spostare i 700mila volumi delle biblioteche (nel Palazzo ci sono anche quelle di facoltà, non solo quella del ministero della Cultura), rinforzare l’edificio e poi far tornare tutto com’era. Ma ancora una volta è Ripepe a guidare il blitz e a spingere per una posizione più forte.

La delibera. Alla fine si dà mandato al rettore di scrivere ai giornali un documento che sia la sintesi dei due presentati in senato: uno del preside di Giurisprudenza e l’altro redatto da Gian Mario Cazzaniga, professore eletto in rappresentanza del dipartimento di Filosofia. I testi sono simili nel contenuto, ma le sfumature politiche sono molto più evidenti nelle parole di Ripepe. Insomma, al momento non c’è una vera e propria spaccatura, perché l’Ateneo vuole rivendicare autonomia mentre si sente accerchiato dalla pressione di cittadini, ministero, politici e intellettuali che appoggiano il ritorno della Biblioteca in Sapienza. Però non a tutti gli accademici fa piacere una governance dell’Ateneo “a trazione di Giurisprudenza”; comprendono «il fattore emotivo di un preside che si è ritrovato senza facoltà» e stanno alla finestra. Per quanto? Dipende da quanto spazio sono disposti a cedere a giurisprudenza nel delicato gioco degli equilibri interni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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