Il Tirreno

Pisa

Ministero e Università su fronti contrapposti

di Gianluca Campanella

Il braccio di ferro sul futuro della Biblioteca ora è palese e messo nero su bianco Il sottosegretario: dovrà tornare nel palazzo. L’Ateneo: non è possibile

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PISA. Se finora si potevano solo abbozzare due “diverse scuole di pensiero” sul futuro della Sapienza e della Biblioteca universitaria, nel giro di 24 ore gli schieramenti in campo hanno prodotto due documenti con il massimo timbro dell’ufficialità: il Mibac, ministero dei beni culturali, in un dibattito alla Camera dei deputati svolto giovedì, si è detto «dell’avviso che la Biblioteca universitaria debba rimanere nel palazzo della Sapienza, sua sede». Al contrario, il senato accademico ha votato mercoledì (e reso nota ieri) una delibera con cui si «ritiene non realistica l’ipotesi che la Biblioteca Universitaria, almeno nelle sue dimensioni attuali, possa essere nuovamente ospitata nei locali già occupati, rivelatisi inidonei».

L’interpellanza urgente. Il dibattito a Montecitorio nasce da un’interpellanza presentata dai deputati del Pd. Il primo firmatario, l’ex sindaco di Pisa Paolo Fontanelli, ha illustrato le cause che hanno portato alla chiusura della Sapienza: il peso degli oltre 600mila volumi della Biblioteca, che appartiene al Mibac ed è ospitata nel Palazzo dal 1823, ha messo in crisi la staticità dell’immobile. Ma i parlamentari prendono spunto da un appello firmato da oltre mille persone e promosso dai professori Salvatore Settis e Adriano Prosperi, che invoca «al più presto la riapertura nella sua antica e tradizionale sede». Fontanelli chiede «come si intenda muoversi per ripristinare una situazione che permetta a quei beni di essere utilizzati e fruiti».

La replica romana. Il sottosegretario del Mibac, Roberto Cecchi, nella risposta dimostra di conoscere la vicenda in modo dettagliato. E divide l’analisi in due parti: il transitorio e la soluzione a regime. Su quest’ultima premette che «la collocazione futura della biblioteca universitaria sarà subordinata alle risultanze delle verifiche strutturali del palazzo della Sapienza». Ma non nasconde la preferenza per quella che ormai è la storica «sede da quasi duecento anni» e, in subordine, «nelle immediate vicinanze nel centro, per conservare il legame con gli studenti e gli studiosi della città». Cecchi è categorico e, nel contempo, diplomatico: «Soluzioni che portino a un allontanamento dal centro non sarebbero ben accette dalla cittadinanza a causa della minore funzionalità» della biblioteca.

La delibera pisana. Il senato accademico non solo chiede che la Biblioteca non rientri in Sapienza tal quale era in passato, ma previene anche nuove soluzioni “fantasiose”, come il trasferimento al piano terra del patrimonio librario. Infatti, il più importante organo politico dell’Ateneo «ritiene inoltre non percorribile una strada che porti a individuare nella Sapienza ulteriori nuovi spazi, sottraendoli alla facoltà di Giurisprudenza che dovrà invece al più presto poter tornare nella sua storica sede». L’obiettivo è evitare «una diaspora» fra le attività istituzionali di didattica e ricerca della facoltà e dei dipartimenti.

Altri puntini sulle “i”. In una nota che accompagna la diffusione del documento votato in senato accademico, il rettore Massimo Augello si premura di ricordare che lo sgombero è avvenuto «a seguito di una specifica ordinanza del sindaco, con la quale si intimava “di procedere immediatamente a mantenere inutilizzato per le attuali destinazioni l’intero edificio”. L’ordinanza è giunta al termine dell’iter di verifica richiesto dall’Università dopo le recenti scosse di terremoto e il relativo sopralluogo dei vigili del fuoco».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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