Il Tirreno

Pisa

La prima edizione della Luminara risale al marzo 1688

Nell’Ottocento a causa della difficile situazione economica la manifestazione venne sospesa, poi la ripresa nel 1937

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PISA. Quella della Luminara di San Ranieri è una tradizione che ha radici lunghe secoli. Stando ai manoscritti dell’epoca, la prima edizione certa della festa risale infatti al 1688. Il 25 marzo di quell’anno Cosimo III dei Medici dispose la collocazione dell’urna di cristallo contenente il corpo del Patrono nella cappella del Duomo, da poco terminata e che conseguentemente acquisì appunto il nome di cappella di San Ranieri.

La traslazione della reliquia attraverso l’abitato fu celebrata dai cittadini illuminando strade e facciate: da lì avrebbe avuto origine l’usanza dell’Illuminazione, denominazione originaria poi modificata in Luminara verso la fine dell’Ottocento. San Ranieri nacque a Pisa nel 1128; dopo una giovinezza trascorsa in maniera mondana, si dedicò ad opere e penitenze. Fu due volte in pellegrinaggio a Gerusalemme e quindi si ritirò nel monastero di San Vito a Pisa. Ma il patrono di Pisa non era solamente un personaggio intriso di misticismo e santità, ma anche un uomo del suo tempo calato perfettamente nella realtà della sua città, bene inserito nell’ambiente religioso e civile di Pisa; prova di ciò il fatto dell’immediata diffusione della sua venerazione fin dal ritorno dalla Terrasanta. La Luminara era dunque il giusto omaggio dei pisani a questo figlio di Pisa. In realtà, però, sembra che quello di illuminare il corso dell’Arno ed i principali quartieri della città fosse un costume già da molto tempo praticato dai pisani per sottolineare una ricorrenza particolarmente lieta. Solo successivamente tale tradizione si sarebbe legata in modo esclusivo alla ricorrenza del Santo protettore. Dopo la prima edizione ufficialmente documentata del 1688, la Luminara venne ripetuta ogni tre anni, a meno di circostanze eccezionali che ne giustificassero l’allestimento anche al di fuori del calendario stabilito. Seguirono decenni di edizioni fastose, fino all’ultimo quarto dell’Ottocento, quando la cattiva congiuntura economica costrinse l’amministrazione a sospendere l’organizzazione dello spettacolo. La tradizione riprese, con fatica, dal 1886, su iniziativa del circolo giovanile cattolico, con allestimenti che, pur inevitabilmente in tono minore, richiamavano la partecipazione ed il contributo anche finanziario della comunità. Ma il ripristino vero e proprio non giunse che nel 1937, insieme a quello del Gioco del Ponte. Da allora vi sono state altre due interruzioni: la prima, più lunga, dovuta alla seconda guerra mondiale e protrattasi ben oltre la fine del conflitto, fino al 1952; la seconda dal 1966 al 1969, a causa dell’alluvione del 1966, in cui crollarono ampi tratti del lungarno e il ponte Solferino.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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