Proteste
Sant’Anna, ecco la nuova casa dei robot
Inaugurata a Ghezzano la sede del laboratorio Percro nel ventennale della fondazione: qui si inventa il futuro
PISA. Il robot indossabile che aumenta la forza fisica dell’uomo adatto alla ricerca di persone travolte dalle macerie in caso di terremoti, il sistema che capta gli impulsi del cervello e li trasmette al robot appena sperimentato all’ospedale di Cisanello nella riabilitazione di una paziente colpita di ictus, il kit creato per l’assistenza tecnica a distanza che potrebbe trovare impiego negli interventi nelle gallerie ferroviarie, il robot-veicolo che da solo stabilisce la strada da percorrere e quello che ha aiutato a recuperare materiale radioattivo in un container nel porto di Genova nel luglio scorso.
Sono tutti sistemi creati nel laboratorio di robotica percettiva Percro dell'Istituto Tecip (Tecnologie della comunicazione, dell'informazione e della percezione) della Scuola Superiore Sant'Anna e che hanno trovato una nuova “casa” nell’area di Ghezzano. I gruppi di ricerca, per un totale di 80 persone, prima suddivisi tra Pisa e Pontedera, si sono trasferiti nella nuova sede di 800 metri quadri in via Alamanni 13. L’inaugurazione di ieri è stata l’occasione per ripercorrere 20 anni di storia del laboratorio fondato dal prof. Massimo Bergamasco con gli interventi del rettore del Sant’Anna Maria Chiara Carrozza, del presidente Giuliano Amato, del prof. Riccardo Varaldo, del direttore dell’istituto Tecip Giancarlo Prati e del coordinatore del Percro Carlo Alberto Avizzano.
A seguire la visita al laboratorio di robotica percettiva con la presentazione di dodici sistemi, a partire da quello in grado di allenare gli atleti del canottaggio fino all’“x cave”, un ambiente virtuale in cui gli ospiti hanno visitato il camposanto monumentale di Pisa e il porto di Livorno, hanno provato le brezza delle montagne russe e hanno potuto andare indietro nel tempo, esattamente nel 700, passeggiando nelle vie della Livorno di allora.
Il sistema è uno dei più grandi a livello europeo e consiste in un ambiente di 52 metri quadri dotato di sei computer sincronizzati e diciotto proiettori per ottenere l’effetto tridimensionale delle immagini. Basta indossare gli appositi occhiali per trovarsi immersi in un acquario oppure al centro di un impianto industriale che necessita di verifiche ai macchinari.
L’ambito di questo sistema è quindi quello dei beni culturali, come la visita virtuale del camposanto vecchio in uso alla Primaziale pisana, ma anche quello industriale.
Il laboratorio Percro è stato fondato nel 1991 dal prof. Massimo Bergamasco per affrontare temi di ricerca utili allo sviluppo di nuovi robot indossabili progettati per interagire con il corpo umano (detti esoscheletri) e sistemi di animazione e visualizzazione di immagini di sintesi tridimensionali (oggi noti come ambienti virtuali). Alla base c’è l’idea di proporre una nuova generazione di sistemi integrati, disegnati intorno all’uomo e che possono coadiuvarlo nell’esercizio di compiti difficili e consentirgli di effettuare nuovi esercizi.
L’oggetto della ricerca individuata non è soltanto quello di studiare le caratteristiche di progettazione di nuovi sistemi robotici, ma anche quello di comprendere i meccanismi di percezione fisica, cognitivi, psicologici e neuroscientifici che regolano l’interazione uomo-macchina. La prima attività di ricerca del laboratorio Percro è stata la progettazione e realizzazione dell’”Hand exos”, un guanto meccanico e robotico indossabile in grado di controllare la forza resistente alla presa durante la chiusura della mano. Nel suo genere, esso costitutiva il primo dispositivo aptico indossabile al mondo e fu brevettato dalla Scuola Sant’Anna nel 1992.
Confortati dal successo dei primi esperimenti e convinti dell’utilità` dell’applicazione di queste nuove tecnologie in ambito sociale e industriale, nel 1996 i ricercatori del Percro hanno promosso l’uso combinato di questi sistemi (ambienti virtuali e robotica percettiva) per applicazioni prima in ambito di riabilitazione robotica, poi in ambito clinico e della salute.
Ne scaturiscono – ad esempio - nuovi dispositivi per l’assistenza ai malati affetti da sclerosi multipla. Al laboratorio di robotica percettiva operano alcune spin-off industriali, come VRMedia (operante nell'ambito dei sistemi di visualizzazione immersivi per ambienti virtuali), Rekno (attiva nel campo dei sistemi percettivi per reconnaissance robotics), Fabrica 136 e ReD-Hub, dedicate al management di progetti di innovazione tecnologica e ricerca industriale, e Mnemosyne, che si occupa dello sviluppo della cultura digitale per l'arte e i beni culturali.
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