Il dolore
«Non mi pento e sicuramente la fattoria non si vende così»
PISA. «Non mi pento dell’acquisto dell’ex tenuta Gaslini a Palaia. Se non hanno realizzato i tre progetti strategici per cui era stata comprata, non sono fatti miei. Continuo a pensare che fosse...
PISA. «Non mi pento dell’acquisto dell’ex tenuta Gaslini a Palaia. Se non hanno realizzato i tre progetti strategici per cui era stata comprata, non sono fatti miei. Continuo a pensare che fosse possibile dare un servizio alla provincia». Gino Nunes, presidente della Provincia nel 2004 (epoca in cui le quote della “Società agricola Fondi Rustici Montefoscoli srl” passarono all’ente per 14,9 milioni), difende a tutto campo quella scelta.
Oggi, tra rate del mutuo, manutenzione e disavanzo dell’azienda agricola, il danno per il contribuente oscilla tra i 28 ed i 32 milioni, una fetta massiccia del debito della Provincia da 152 milioni (in costante calo negli ultimi cinque anni). L’attuale presidente, Andrea Pieroni, l’altroieri aveva usato la diplomazia: «Abbiamo ereditato scelte non nostre, che potevano essere meditate meglio». Nunes ieri ha accettato di tornare sulla vicenda, ma ha respinto ogni tipo di accusa che negli anni gli è stata elevata. E sul futuro, a pochi giorni dalla scadenza del bando per il quarto tentativo di vendita, pronostica: «Così non la piazzeranno mai. La gente in Germania o in Inghilterra non è interessata alla terra. Bisognerebbe avere un’idea forte, che rispetti il territorio e che sia sostenibile economicamente. A quel punto si venda il progetto, non solo il possedimento».
L’idea forte, secondo l’ex presidente, nel 2004 c’era: «Utilizzare un pezzo bellissimo della provincia, che era stato salvaguardato dalla speculazione, per sviluppare tre cose». La prima una valorizzazione dei 36 casolari per un progetto turistico-ambientale: Nunes immaginava un concorso di idee internazionale rivoltoa i migliori progettisti. Inoltre, c’era l’intento di creare un polo tecnologico sperimentale, che riqualificasse la tenuta agricola tornando alla produzione di tipologie di frutta del passato: una sorta di museo agricolo, che poi vendesse il raccolto. Infine, si voleva destinare un’area dei 1.477 ettari totali a zona di rispetto faunistico-venatorio.
Non se ne fece nulla, anche perché due mesi dopo l’acquisto, Nunes finì il suo mandato. Poteva risparmiarsi l’affare? «Non sono così presuntuoso da pensare che senza di me non si portino a conclusione le azioni intraprese», è la gelida replica dell’ex presidente. Bisogna lanciare beni di lungo respiro: per esempio, le eredità lasciate da Nunes sono «chilometri di strade e il polo tecnologico di Navacchio, ma non sono andato via pretendendo che mi dicessero grazie». Nunes non ha gradito le voci circolate negli anni: «Non ho mai avuto manie di grandezza e penso sia evidente la mancanza di interessi personali nella transazione economica».
L’accusa più subdola era stata una certa rivalità con l’allora sindaco di Peccioli, Renzo Macelloni, attuale presidente e amministratore delegato della Belvedere Spa. Quest’ultima è la società che ha comprato separatamente rispetto alla Provincia l’altro pezzo della tenuta Gaslini: gelosie tra i due? «Non sono così imbecille da spendere tutti quei soldi per ripicche», è la risposta pronta di Nunes.
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