Sicurezza
Abbreviato per l’avvocata sotto inchiesta
PISA. Ha scelto il rito abbreviato condizionato all’ascolto di due testi una avvocatessa pisana travolta da pesanti accuse: è comparsa ieri mattina davanti al gup Elsa Iadaresta, per rispondere di...
PISA. Ha scelto il rito abbreviato condizionato all’ascolto di due testi una avvocatessa pisana travolta da pesanti accuse: è comparsa ieri mattina davanti al gup Elsa Iadaresta, per rispondere di soppressione, distruzione o occultamento di atti veri, simulazione di reato aggravata e calunnia. La legale, colpita in verità da vari procedimenti disciplinari, deve rispondere di tre diverse vicende secondo la ricostruzione dei fatti eseguita dal sostituto procuratore Sisto Restuccia, che aveva presentato contro di lei la richiesta di rinvio a giudizio. L’udienza è stata quindi aggiornata a fine estate; l’avvocatessa era difesa dal collega fiorentino Cesare Piazza.
Il primo episodio sotto in chiesta riguarda la soppressione di un atto relativo ad una separazione che la legale stava seguendo e che lo studio di una collega le aveva inviato, ma che lei sosteneva di non aver mai ricevuto. Il secondo caso, la simulazione di reato, tratta di una denuncia presentata ai carabinieri di Pisa centrale con cui la professionista sosteneva di aver subito il furto, dalla sua auto, di una ventiquattrore in cui c’erano sia l’atto oggetto del primo caso, sia una raccomandata che in realtà, secondo l’accusa, non avrebbe mai mandato, tanto da contraddistinguere il numero identificativo della missiva con dieci cifre quando questo genere di corrispondenza ne ha dodici. Per gli investigatori la denuncia è falsa.
Il punto tre riguarda la calunnia. L’avvocata infatti avrebbe ricevuto dall’ordine professionale di Pisa due raccomandante con cui le veniva notificato l’ordine a comparire nel 2008 per delle udienze disciplinari in relazione a denunce di clienti. La prima raccomandata, secondo la ricostruzione della procura, era stata direttamente consegnata alla professionista e da lei sottoscritta, la seconda era stata ricevuta da un collega del suo studio che gliel’aveva recapitata. Per difendersi la professionista aveva però presentato querela contro ignoti, di fatto tirando in ballo il povero postino, per sostituzione di persona, furto e falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in certificazione o autorizzazioni amministrative e falsità materiale commessa da privato. Le ricevute delle raccomandate poi sarebbero state trovare nel suo studio durante una perquisizione disposta dalla procura.
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