Il dolore
Sara, si tarda perché «i giudici sono pochi»
Così il presidente del tribunale di Locri giustifica la paralisi dell’inchiesta sulla morte della piccola
PISA. Accolto con grande soddisfazione da Caterina Nicita e Alessandro Sarti, i genitori della piccola Sara, la bambina pisana di 4 anni e mezzo morta nell’agosto del 2009 all’ospedale di Locri, l’annuncio dell’onorevole Ermete Realacci, che ha anticipato la presentazione di una interrogazione parlamentare sull’episodio. Realacci, responsabile Green Economy del Pd, presenterà una interrogazione al ministro della giustizia per far luce sulle circostanze in cui è avvenuta la tragedia.
Intanto c’è una debole reazione alla conferenza stampa con cui i legali dei genitori, Giovanni Frullano ed Elena Mannocci, denunciavano il record stabilito dall’ufficio gip del tribunale di Locri, che in tredici mesi, caso che non avrebbe precedenti nel Paese, non ha ancora fissato l’udienza per discutere dell’opposizione presentata da Alessandro e Caterina alla richiesta di archiviazione della procura. Tredici mesi per una data su un’agenda che richiede forse trenta secondi di tempo. Al caso, finito sulle agenzie e sulla stampa di tutta la penisola, il presidente del tribunale di Locri, Giovanni Filocamo, ha risposto con una intervista rilasciata alla sola cronaca di Locri della Gazzetta del Sud, in cui spiega che «il ritardo è dovuto ad una carenza di organico». Il ché potrebbe significare che dal 13 maggio dell’anno scorso, data dell’opposizione, nessuna udienza sarebbe mai più stata fissata, cosa improbabile per un tribunale come quello. Infine si viene anche a sapere anche che il fascicolo sarebbe transitato ad un nuovo giudice, diverso da quello che ha gestito indagini e incidente probatorio, ma non si sa a chi.
Sara Sarti, in vacanza dai nonni, in Calabria, su consiglio del medico di famiglia viene portata da loro in ospedale il 23 agosto del 2009 perché sta male, viene vista da due medici del pronto soccorso e da una pediatra del nosocomio, ma rispedita a casa con un antiemetico. Il giorno dopo la situazione precipita, la bimba torna in ospedale moribonda, viene rianimata, ma spira poche ore dopo per miocardite, polmonite e appendicite. I genitori presentano un esposto e sotto inchiesta per omicidio finiscono la pediatra e i due medici in turno al pronto soccorso, Maria Teresa Sabatino, Antonio Muscari e Vincenzo Speranza, e il medico di famiglia, Carmelo Celentano, che pure aveva indicato il ricovero. Infatti i Sarti non lo chiamano in causa e lo esclude anche il perito del gip che conclude come, ricoverata e sottoposta ad analisi e terapia, la piccola poteva essere salvata. Ma nonostante questa perizia si chiede l’archiviazione e dopo una serie di ritardi inspiegabili non si dà ancora una risposta a questi genitori.
(c.v.)
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