Il Tirreno

Pisa

È davvero giusto vendere impianti sportivi e caserme?

Sinistra Ecologia Libertà (Sel) ha organizzato per il 20 giugno (ore 21.15 alla Stazione Leopolda) una serata dedicata a “Il patrimonio pubblico bene comune delle città: le funzioni e le politiche”....

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Sinistra Ecologia Libertà (Sel) ha organizzato per il 20 giugno (ore 21.15 alla Stazione Leopolda) una serata dedicata a “Il patrimonio pubblico bene comune delle città: le funzioni e le politiche”. Luigi Bulleri e Sergio Cortopassi, due ex sindaci di Pisa che nella gestione del Comune affrontarono il tema, porteranno la loro testimonianza. Infatti, sono molte le istituzioni pubbliche che hanno deciso di vendere pezzi consistenti del proprio patrimonio. Si vende il Santa Chiara, si vendono gli impianti sportivi di Pratale, si vendono (o meglio si permutano) le caserme e l’Arena, si vendono l’Istituto degli Orfanelli ed i palazzi delle Gondole, Palazzo Mastiani in Corso Italia, i poderi di San Piero, palazzi della Provincia, la storica sede della Banca d’Italia e molto altro. Si vendono beni pubblici per parecchie centinaia di milioni, dopo che con atti urbanistici molti di questi beni sono stati utilmente valorizzati, ed altri ancora sono in lista d’attesa. Si mettono in moto operazioni complesse, sul cui buon esito sono manifeste, come nel caso delle caserme, le preoccupazioni della stessa giunta. Il Comune ha inoltre in cantiere un piano di alienazioni di 60 milioni in tre anni: solo che il piano non funziona. Nel 2011 sono stati venduti beni per meno di due milioni di euro, e nel 2010 è andata ancora peggio.

Sel sente il bisogno di una riflessione attenta su questo tema: siamo davvero sulla strada giusta? Esiste davvero una prospettiva credibile perché nei prossimi cinque anni ci siano in città investimenti privati nel campo dell’edilizia per valori stimati intorno al mezzo miliardo di euro e oltre, in prevalenza rivolti alla creazione di abitazioni civili? E questo in aggiunta ad interventi già decisi e autorizzati per la costruzione di un migliaio di appartamenti che ancora non trovano mercato. Ed inoltre: perché affidare tutto questo patrimonio ai privati e non provare a dare anche risposte pubbliche a vicende che attendono da tempo risposta? Pensiamo alla possibilità di ampliare l'offerta di edilizia sociale e studentesca, di dare spazio a funzioni universitarie importanti, come le biblioteche (tema divenuto particolarmente drammatico con la chiusura della Sapienza), di offrire spazi di vita collettiva, servizi per gli anziani ed altro ancora: insomma risposte a problemi che guardano alla quotidianità di moltissime persone e non solo al bisogno di fare cassa, attraverso la costruzione di edilizia di alto mercato.

Simonetta Ghezzani

Carlo Scaramuzzino

Sinistra Ecologia Libertà

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