Attenzione
Anche il welfare locale deve essere ripensato
Molti osservatori illuminati si rendono conto che la crisi che sta colpendo l’Italia, come gran parte dell’Europa e dell’Occidente, deve per forza portare a rivedere il ruolo del pubblico nella...
Molti osservatori illuminati si rendono conto che la crisi che sta colpendo l’Italia, come gran parte dell’Europa e dell’Occidente, deve per forza portare a rivedere il ruolo del pubblico nella nostra società, ridefinendone i rapporti con il privato e i corpi intermedi. È quanto da sempre una cultura politica liberale e d’ispirazione cristiana propone quando parla di sussidiarietà: principio molto pubblicizzato e sempre poco praticato nel nostro Paese.
Meno attenta a tutto ciò mi pare sia gran parte della classe politica, a livello centrale come a quello locale. Nella periferia si continua da anni da anni a ripetere che i governi tagliano (come se questi fossero cattivi) e si fa poco per rivedere sprechi e costi superflui delle proprie strutture e politiche.
Dobbiamo riconoscere al Comune di Pisa e all’assessore Viale di avere operato in senso positivo per tenere sotto controllo i conti. Mi pare si faccia comunque fatica ad andare verso una nuova strategia che cambi il ruolo, limitandolo, del pubblico.
Anche di questo si è parlato in occasione del dibattito “Le sfide di un nuovo welfare”, alla festa provinciale dell’Unione di Centro, dove l’onorevole Galletti (capogruppo dell’Udc alla Camera) ha spiegato molto bene la posizione dell’Unione di Centro per una riforma del sistema, che dovrebbe sempre di più essere incentrato sulla famiglia e sul principio di sussidiarietà.
Tornando al Comune di Pisa, ci pare proprio che la sfida del futuro sia quella di ridisegnare in maniera complessiva il ruolo del Comune nella gestione dei servizi, attraverso un migliore ruolo di programmazione e di controllo, lasciando la gestione diretta e limitando fortemente anche quella indiretta.
Due esempi. Primo: si vendano le quote delle società partecipate, limitandosi solo a quelle veramente strategiche. Partiamo dalle farmacie comunali, la cui presenza del Comune non ha nessun senso ruolo strategico, né sociale. Il servizio di apertura notturna è un po’ poco (ed è un servizio che anche le farmacie private potrebbero svolgere tranquillamente attraverso accordi e convenzioni con il Comune), per tenere in piedi un carrozzone che negli ultimi tempi sempre di più sta promuovendo un marketing promozionale d’attacco, con la copertura dei soldi pubblici, creando tra l’altro evidenti situazioni di “concorrenza sleale” nei confronti delle farmacie private.
Secondo: si elimini la gestione diretta sui servizi all’infanzia (nido e scuole dell’infanzia comunali) che, sempre attraverso incentivi e controlli, potrebbero essere svolti dal privato o dal terzo settore.
O approfittiamo di questa crisi per tagliare spese, rivitalizzando la società civile, oppure la retorica dei governi cattivi che tagliano sullo Stato sociale, diventa una demagogica via per non affrontare i problemi reali del Paese.
Segretario comunale dell’Unione di Centro
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