Sicurezza
Risiko degli aeroporti Per Firenze e Pisa si riparla di holding
Le novità da Torino e l’eventuale uscita di Benetton cambiano il quadro di Peretola. Ora tocca alla Regione
PISA. Il momento giusto sarebbe questo. Che l'aeroporto di Firenze e quello di Pisa debbano "integrarsi" per sopravvivere e crescere in una competizione sempre più dura lo dice Enac, lo dice la Regione, lo pensano, magari ognuno a modo loro, anche Sat e Adf, Pisa e Firenze. Ma un conto è dirlo e un conto è mettersi intorno a un tavolo, decidere in che direzione andare e fare il primo passo. Eppure, per quanto complessa sia la questione, il momento sarebbe ora. Perché si stanno verificando tre novità che insieme producono un risultato convergente: rimettere in movimento gli assetti, creare le premesse per un nuovo scenario.
Novità 1. La prima novità viene da Torino, dove il consiglio comunale ha approvato nei giorni scorsi la decisione della giunta Fassino di cedere il 28% delle quote che il Comune ha in Sagat, la società che gestisce l'aeroporto di Caselle. Che c'entra Torino con la Toscana? C'entra perché dentro Sagat c'è anche Sintonia, il fondo investimenti del gruppo Benetton. E Sagat (ecco il punto) detiene il pacchetto di maggioranza (55,45%) di Aeroporti Holding, la società di maggior peso in Adf (l'aeroporto fiorentino). Dunque con la cessione del 28% del Comune di Torino possono cambiare molte cose in Sagat e anche nella catena di comando di Adf.
Novità 2. Questa possibilità è rafforzata dalla seconda novità. Voci insistenti, infatti, danno il gruppo Benetton orientato ad abbandonare la sua parte in Adf (dove esprimeva anche l’amministratore delegato) per concentrarsi sugli aeroporti romani.
Novità 3. A questo scenario si lega la terza novità. Anche in questo caso una voce, ma pare con qualche fondamento: l'interesse del fondo F2i di Vito Gamberale a rilevare le quote del Comune di Torino e del gruppo Benetton per entrare in maniera decisa nel sistema aeroportuale toscano. Gamberale non è un novellino del settore: ha acquistato l'aeroporto di Napoli e il 30% di Sea (aeroporti milanesi), anche se quest'ultima compravendita è finita nel mirino della Procura di Milano.
La Regione. E poi c'è la Regione. Il governatore Rossi ha detto più volte di voler dare impulso alla nascita di un polo aeroportuale toscano che metta in sinergia Firenze e Pisa. La Regione sembra decisa ad assumere la guida del progetto, assumendo un peso maggiore nelle società. Il primo passo lo ha fatto nel marzo scorso acquistando dal Monte dei Paschi il 4,9% di Adf. E non ha fatto mistero di voler salire ancora. Le novità di queste settimane potrebbero favorire questa possibilità. In Sat la Regione ha il 16,9%. Se anche la quota in Adf arrivasse a quelle dimensioni, l’operazione sarebbe ben avviata.
Una holding Fi-Pi. Ma cosa si intende quando si parla di "integrazione" tra Pisa e Firenze? In primo luogo che i due aeroporti agiscano e si propongano secondo una strategia coordinata. Intanto non facendosi concorrenza tra loro, perché significherebbe farsi “massacrare” dalle compagnie aree che sfrutterebbero questa concorrenza per strappare le condizioni migliori (per loro). Al contrario unendosi, due piccoli aeroporti avrebbero una maggior forza contrattuale con le compagnie. Integrarsi vuol dire poi arricchire e differenziare l’offerta ai passeggeri, senza cannibalizzarsi a vicenda; dirigere gli investimenti, sviluppando operazioni comuni di marketing e proponendosi nel mondo come la porta d’accesso alla Toscana. Tutto questo potrebbe farlo una cabina di regia a un livello superiore alle due società: una holding appunto (posto che una fusione tra due società quotate in Borsa è questione complicata ). Del resto anche il piano nazionale di Enac parla di «sviluppo correlato» per i due scali toscani. Ma attenzione: non è la stessa cosa se questo sviluppo avviene sotto le insegne di un privato che arriva e aggiunge Firenze e Pisa alla sua collezione. Per lui conterà la collezione, non la Toscana.
L’ipotesi holding si era affacciata due anni fa, ora torna di attualità. Solo un'ipotesi, finora, di cui non si parla nei cda di Sat e Adf, ma nelle stanze della politica. Forse perché il momento è adesso.
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