Sicurezza
Calerà il costo dei terreni dell’ex Gea
Porto, la stima di 520 euro al metro quadro è considerata oggi troppo alta. Il liquidatore farà eseguire una nuova perizia
PISA. Cambia l’estensione e il costo delle aree. Ma la norma di acquisizione dei terreni ex Gea all’interno dell’area alle spalle del porto, è la stessa che regola la compravendita dei terreni comunali: la Boccadarno Porto di Pisa spa non ha alcun obbligo a comprare i 5.800 metri quadrati di proprietà dell’ex Gea, anche se - ovviamente - ha tutto l’interesse a farlo.
Nel corso di un’assemblea straordinaria del 19 maggio del 2011, la Gea venne sciolta e fu nominato il liquidatore: il commercialista Luca Cecconi che venerdì mattina è stato ascoltato dalla II Commissione comunale di controllo e garanzia presieduta da Giovanni Garzella, capogruppo del Pdl. Un incontro sereno quello con i consiglieri comunali della commissione. E, ieri mattina, abbiamo incontrato Luca Cecconi nel suo studio in lungarno Gambacorti.
«No, la Boccadarno non è obbligata a comprare i terreni dell’ex Gea e io non ho alcun potere di fare un’ingiunzione di pagamento», afferma il liquidatore cui chiediamo quanto sono valutati i terreni. Il ragioniere cerca fra le sue carte fino a quando non trova il foglio giusto: «Il terreno ha una valutazione di 520 euro il metro quadro».
Essendo vasto 5.800 mq, il valore complessivo è poco superiore ai 3 milioni di euro. La valutazione di questi terreni è di gran lunga superiore ai terreni comunali. Nella delibera comunale n.14 del 20 aprile del 2010 si fa riferimento ad una stima del 24 marzo 2009 per cui i terreni comunali hanno un valore di 3.706.000. E andando a vedere la relazione di stima del terreni comunali si legge che: “il valore delle aree di proprietà comunale risulta mq 9.421 x 358,33 euro mq che corrispondono a 3.375.826,93” cui si aggiungono “mq 6.621 x 50 euro mq pari a 331.050 euro per un totale di 3.706.976,93 euro”.
Per quale motivo, la stima effettuata sui terreni della ex Gea è di gran lunga superiore ai terreni comunali? «Per il semplice motivo- è la risposta del liquidatore della ex Gea - che le due stime hanno seguito criteri diversi. Il Comune ha fatto una stima legata al valore di mercato di allora, stima avvalorata poi dall’Agenzia delle Entrate. Mentre la stima dei terreni ex Gea venne eseguita dall’ingegnere Domenico Dardano il quale seguì un altro criterio: non il valore di mercato di allora, ma prese in considerazione il valore di trasformazione in funzione del progetto di recupero che era stato approvato. Venne eseguita una proiezione futura».
Chiaramente, nel 2009, difficilmente si poteva prevedere che l’economia nazionale e internazionale fosse risucchiata in una recessione delle dimensioni odierne. «Ed è proprio questo il punto - aggiunge Luca Cecconi dal suo studio super-informatizzato-. Chiederò all’ingegnere Dardano, in base alle condizioni che sono mutate, di eseguire una nuova stima che porterà a un valore più basso rispetto a quello attuale».
Se fossero stati adottati gli stessi criteri, si sarebbe giunti alla medesima valutazione sia per i terreni comunali che ex Gea. Ma, allora, ci si domanda: qual è il criterio giusto? «Non sta a me dare un giudizio - risponde Luca Cecconi - posso dire che l’ingegnere Dardano è un valente professionista così come l’Agenzia del territorio è l’ente di riferimento».
Sicuramente, la differenza di costi fra i due terreni è destinata a ridursi a beneficio di chi ha tutto l’interesse a comprare.
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