Attenzione
Quando i detenuti diventano attori
Spettacolo di musica e danza etnica voluto dal Cif nel carcere Don Bosco
PISA. All’interno del carcere Don Bosco c’è una palestra, che in realtà è uno stanzone fatto di pareti scalcinate, con qualche spalliera appesa e le immancabile sbarre alle finestre. Un posto di per sé non molto allegro che ieri, come per magia, si è trasformato in un luogo esotico. Sullo sfondo una spiaggia caraibica popolata di palme, e sulla scena musiche e danze di tutto il mondo.
“Pause, note e libertà” è il titolo dello spettacolo andato in scena all’interno della casa circondariale di Pisa, quale atto conclusivo dei laboratori di musica e danza etnica promossi dal Cif (Centro italiano femminile) di Pisa e sostenuto dalla Provincia, tramite l’assessorato alle politiche giovanili e sport. I laboratori hanno coinvolto attivamente una ventina di persone, sia detenuti che detenute, e sono stati condotti durante l’anno da Barbara Bellettini e Claudia Cusenza.
Le due ragazze, insieme al direttore della scuola Bonamici di Pisa, Luca Brunelli Felicetti, hanno coordinato lo spettacolo, a beneficio di un pubblico per lo più costituito dalla popolazione interna al carcere. Nelle prime file i pochi esterni, fra i quali l’assessore provinciale Salvatore Sanzo, con a lato la sezione femminile e dietro le sezioni maschili, giudiziaria e penale. In tutto circa duecento persone - è stata la prima volta di uno spettacolo con così tanto pubblico all’interno del Don Bosco -, in maggioranza giovani ed extracomunitari. In più gli agenti di polizia penitenziaria, senza la collaborazione dei quali lo spettacolo sarebbe stato impossibile da realizzare.
Con alle spalle le palme dipinte per l’occasione dagli artisti del laboratorio di pittura, si sono esibiti Ugo, Aurelius, Paolo, David, Vitali, Verusca, Giovanni, Neli, Mohamed e altri.
Gli uomini hanno suonato, cantato e letto poesie, mentre le ragazze hanno ballato, indossando vestiti ideati e creati da loro. Difficilmente, all’interno di un carcere, è dato modo alle sezioni maschili e femminili di interagire fra loro, ma ieri anche questo è stato possibile.
Per tutti, alla fine, la consapevolezza di aver vissuto un’esperienza unica ed emozioni molto forti. Per chi non era mai entrato in un carcere difficile dimenticare quei corridoi fatti di cancelli che appena passi si chiudono alle tue spalle. Per non parlare della gioia delle ragazze alla fine dello spettacolo, nel correre ad abbracciare le donne del Centro italiano femminile, hanno gridato: «Ce l’ho fatta!».
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