Sicurezza
Camp Darby, si cerca una sponda al ministero
La Cisl vuole coinvolgere il governo nella vertenza dei lavoratori in esubero Alcuni di loro potrebbero essere assorbiti dalla pubblica amministrazione
PISA. I sindacati intendono giocare su più tavoli le loro carte per mettere in discussione i licenziamenti comunicati nei giorni scorsi dalla direzione del personale di Camp Darby a 67 dipendenti civili italiani.
In attesa di conoscere il nuovo direttore della base Usa Kilogore («Siamo stati convocati per domani pomeriggio (oggi per chi legge, ndr) – ricorda il segretario provinciale della Fisascat Cisl Vittorio Salsedo – vedremo cosa avrà da dirci») ieri mattina duecento dipendenti iscritti alla Cisl si sono ritrovati nel teatro di Camp Darby per un’assemblea.
Con loro c’era anche la segretaria nazionale di Cisl Fisascat Rosetta Raso, il segretario generale regionale Riccardo Cerza e il segretario generale provinciale Gianluca Federici.
«Abbiamo tre mazzi a disposizione. Il primo potrebbero giocarlo in tribunale i nostri legali – ricorda Salsedo - Secondo loro i licenziamenti contengono diversi vizi di forma e sono senz’altro impugnabili. Il secondo mazzo lo vogliamo giocare nell’ambasciata Usa. Ed infatti le segreterie nazionale di Cisl Fisascat e Uil Uiltucs hanno inviato una richiesta di incontro alla sede dell’ambasciata, a Roma in via Vittorio Veneto, per proseguire il confronto sulle posizioni abolite a Camp Darby. Confronto in cui verificare tutti i servizi che la base pisana potrebbero svolgere nei prossimi mesi e grazie ai quali, secondo noi, potrebbero essere recuperati molti dei lavoratori che hanno ricevuto la lettera di licenziamento».
«La terza partita - prosegue Salsedo - vogliamo giocarla con il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, chiedendo l’estensione della legge 98 del 1971, permettendo così a tutti quei lavoratori che non riusciranno a trovare soluzioni alternative ai licenziamenti, di essere ricollocati nella pubblica amministrazione e negli enti locali anche in soprannumero».
Intanto i dipendenti di Camp Darby incassano la solidarietà dei colleghi di tutte le altre basi militari.
«Presto si riunirà il coordinamento nazionale di Fisascat Cisl e Uiltucs Uil delle basi Usa in Italia (con Camp Darby anche Sigonella, Napoli, Vicenza, Pordenone e Decimomannu). Per concordare le azioni da intraprendere e proclamare lo stato di agitazione», conclude Salsedo.
Solidarietà è venuta anche dalla Cgil che, pur non avendo una propria rappresentanza all’interno della base, ha analizzato la situazione ponendo un quesito: quali regole valgono dentro Camp Darby? Le norme del diritto del lavoro italiano o quelle statunitensi? Se la risposta è che sono efficaci le regole nazionali, secondo la Cgil queste non sono state rispettate.
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