Il Tirreno

Pisa

La rintracciabilità di filiera garantisce i consumatori

È . di questi giorni la notizia (pubblicata dal “Tirreno”) di un sequestro piuttosto consistente di pesce a Pisa e provincia da parte della guardia costiera perché tali prodotti ittici non erano...

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È . di questi giorni la notizia (pubblicata dal “Tirreno”) di un sequestro piuttosto consistente di pesce a Pisa e provincia da parte della guardia costiera perché tali prodotti ittici non erano rispondenti ai requisiti della «rintracciabilità di filiera». La terminologia utilizzata è di immediata comprensione per gli addetti ai lavori, ma può risultare poco chiara per i cittadini consumatori.

La definizione di rintracciabilità è stata data dall’Unione europea con il Regolamento n. 178/2002, il quale la riconduce «alla possibilità di ricostruire e seguire il percorso di un alimento, di un mangime o di un animale destinato alla produzione alimentare, attraverso tutte le fasi della produzione, trasformazione e distribuzione». Si tratta di fornire tutte le informazioni per ripercorrere la “storia” del prodotto e di tutti gli operatori che hanno contribuito a realizzarlo (filiera).

Infatti, l’analisi di una singola azienda non si rivela più sufficiente a garantire la sicurezza del pescato in considerazione del fatto che la stessa si avvale di fornitori a monte e di altre imprese a valle che possono influenzare la qualità del prodotto finito.

Con la rintracciabilità non si perde alcun passaggio grazie ad appositi sistemi e procedure per identificare gli operatori che forniscono e ricevono i prodotti della pesca e dell’acquacoltura.

In questo modo è possibile garantire maggiore trasparenza informativa al consumatore sulla provenienza del pescato, sulle modalità di conservazione e le conseguenti caratteristiche nutrizionali. Inoltre, è possibile isolare le cause di errore lungo la filiera produttiva in caso di rischio e assegnare così una maggiore responsabilità a tutti gli operatori.

A rafforzare la necessità di controllo lungo la filiera ittica è intervenuta l’Unione europea con la recente emanazione dei Regolamenti n. 1224 del 2009 e n. 404 del 2011, i quali prevedono nuovi e più stringenti adempimenti per i responsabili dell’acquisto, vendita, magazzinaggio, trasporto dei prodotti della pesca, creando per questi ultimi una sorta di “carta di identità” prima che arrivino sulle nostre tavole.

Per garantire la rintracciabilità di un prodotto ittico, molte sono le informazioni richieste e documentate come il nome della nave e le date di pesca, la specie, il metodo di pesca, le zone Fao (Food and Agriculture Organization) espresse in numeri che rappresentano oceani, mari o porzioni degli stessi.

Se ad esempio sul banco di una pescheria troviamo un’etichetta che indica la zona Fao accompagnata dal numero 37, il pesce proverrà dal Mar Mediterraneo, i numeri 21, 27, 31, 34, 41 e 47 contraddistinguono le varie aree dell’Oceano Atlantico, i numeri 51 e 57 l’Oceano Indiano e i numeri 61, 67, 71, 77, 81 e 87 l’Oceano Pacifico.

Gli italiani sono grandi consumatori di prodotti ittici con un consumo pro-capite medio annuo di circa 25,4 kg, contro una media europea di 21 kg annui. I prodotti ittici hanno un elevato valore nutrizionale e costituiscono una fonte elettiva di proteine e di acidi grassi essenziali.

È importante che il consumatore sia sempre più preparato a leggere e interpretare correttamente l’etichettatura che accompagna la vendita dei prodotti freschi e surgelati in modo da poter effettuare la corretta correlazione tra prezzo e qualità.

Infine, non possiamo tralasciare il fatto che la risorsa ittica, come tutte le risorse dell'ambiente, deve essere gestita correttamente e nel pieno rispetto dei cicli biologici naturali, perché l’obiettivo di tutti è contribuire alla sostenibilità del Pianeta, ossia garantire alle generazioni future lo stesso livello di benessere di quelle attuali, consumi ittici compresi.

Professoressa di scienze merceologiche

alla facoltà di Economia dell’Università di Pisa

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