Gioco
Bartolini, il pittore che di Pisa dà gli scorci più coinvolgenti
Nato 74 anni fa a Viareggio, Giuseppe Bartolini rappresenta la più alta qualità della pittura figurativa a Pisa dalla seconda metà del secolo scorso. Pittore, senza una specifica preparazione...
Nato 74 anni fa a Viareggio, Giuseppe Bartolini rappresenta la più alta qualità della pittura figurativa a Pisa dalla seconda metà del secolo scorso.
Pittore, senza una specifica preparazione accademica, ma di grande capacità di ideazione e di lavoro, la tecnica se l’è conquistata frequentando gli studi, soprattutto di Luporini, Ferroni e Banchieri.
Fedele ad un’identità anche ideologica, nel suo cammino lungo e vario, che lo ha visto lungamente a Milano e a Roma, è giunto infine a dar voce e personalità alle cose che per definizione non l’hanno e sono destinate all’abbandono: carcasse di vecchie automobili, ammassi di copertoni che trovi nelle periferie, gasometri, vecchie stazioni di rifornimento, stazioni ferroviarie, costruzioni dimenticate e cadenti lungo le strade.
Bartolini è un rappresentante tra i migliori di quella sensibilità capace di cogliere l’usura subita dai manufatti che ci circondano e di amarla, riproducendola non con lo spietato verismo che semplicemente la certifica, ma con l’attenta percezione alla forma di esistenza che pur vi si mantiene o vi si aggiunge: la ruggine, le incrostazioni e gli elementi naturali che se li riprendono, le evocazioni, soprattutto quest’ultime, che in noi suscitano quei processi.
Le carcasse d’automobile, gli scheletri delle moto, salvate nell’arte dalla consunzione inesorabile, sono un’anomala e commovente tipologia di ritratto. Niente è morto davvero nei suoi quadri, tutto, anche nella solitudine e nell’abbandono, continua a far parte della vita, per lo sguardo e il cuore che se ne prendono cura.
Bartolini ha anche dato di Pisa gli scorci più coinvolgenti. I giardini botanici, i tetti, i terrazzi, le stazioni, lo stupefacente Campo dei miracoli, sono una celebrazione seria e artisticamente sapientissima della città che ama e in cui vive. Incastonati in cieli solo apparentemente piatti, ma risultato di piccole e destre pennellate, questi scorci di rara maestria pittorica e di ancor più rara sottile individuazione di ciò che merita d’avere attenzione, sono quanto di meglio Pisa abbia ispirato ad un pittore negli ultimi cinquant’anni. Il suo studio, il più ricco di memorie, che io abbia mai visto ne è testimonianza.
Il suo programma d’artista è lapidario e coinvolgente: «Nella pittura non mi interessa solo la forma. Voglio soprattutto che le cose vengano fuori nella loro presenza».
Auguri, Maestro.
Valerio Meattini
professore di filosofia teoretica
all’Università di Bari
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