Sicurezza
Misericordia, fuori i primi nove e sette assunti dalla coop chiusa
Il commissario mette nero su bianco la proposta definitiva: o così o contratti di solidarietà per tutti Grande attesa dalle urne: il 17 si vota per il nuovo magistrato e il governatore della confraternita
PISA. Siamo alla stretta finale. È tempo di conti per la Misericordia e il commissario straordinario chiamato a traghettare la zattera fuori dalla tempesta dei debiti milionari, Stefano Ragghianti, ha messo nero su bianco: il piano di rimensionamento della struttura, che non può più andare avanti così, prevede la messa a casa, a breve, di nove persone. Nove licenziamenti. Vediamo quali: un responsabile di settore, un impiegato, un dipendente del settore onoranze funebri e sei di quello socio-sanitario, due di livello B e due di C. Tutto questo - lamenta qualcuno - mentre si assumono sette persone (ex cooperativa La Fratellanza, messa in luquidazione coatta), al termine dei contenziosi che vanno avanti da mesi.
Da una parte dunque si mette a casa e dall’altra si deve assumere in un momento di crisi epocale per tutti e di vera tragedia per la confraternita antica sette secoli.
Ragghianti in ogni caso mette le mani avanti. Si tratta di una procedura di mobilità - già avviata con l’Inps a partire dal 1º giugno e che dunque se andasse avanti si concluderebbe in 22 giorni di tempo più, al massimo, una proroga di 15 - ma subordinata all’esame congiunto coi sindacati e non chiusa a possibili alternative. E intanto questa mobilità, se verrà percorsa, riguarderebbe chi abbia maturato i requisiti per andare in pensione o chi possa avere un incentivo all’esodo.
Una delle alternative, che metterebbe tutti d’accordo, sarebbero i contratti di solidarietà già previsti oltre i nove licenziamenti, ma in questo caso per tutti, con riduzione di orario in ogni settore. Attualmente, ricorda il commissario, di dipendenti sono 67, 2 capiarea, 3 capisettore, 12 impiegati e 50 operai, parte nel settore sociosanitario, parte nei servizi funebri. Se non si arrivasse ad un accordo però si potrebbe anche procedere direttamente secondo il piano del commissario, dunque prepensionamenti e scivoli e poi contratti di solidarietà entro fine giugno.
Una situazione di crisi, spiega il commissario nella sua nota, determinata da vari fattori. Sono calati i servizi in convenzione con gli enti pubblici e si sono allungati i tempi di riscossione, c’è una netta concorrenza e la crescente diminuzione della domanda. Per non parlare delle attività in convenzione, passate a gara.
Il tutto mentre si avvicina la data del voto: il 17, con un solo seggio, quello nella sede del Cep, si elegge il nuovo magistrato, cioè il cda che dovrà chiudere l’opera iniziata da Ragghianti e portare finalmente una schiarita in un cielo denso di nubi. È scattato quindi il totogovernatore con una ridda di ipotesi, ma, secondo i beneinformati, tutte per il momento molto abbastanza vaghe.
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