Il Tirreno

Pisa

Eversione, rapine e obiettivi sensibili Ecco le priorità

Intervista al comandante provinciale dei carabinieri sui prob lemi del territorio e sul caso di Roberta Ragusa

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PISA. Una città che è stata culla del terrorismo, con rigurgiti eversivi importanti, piena di obiettivi sensibili, dalla Torre al Galilei fino a Camp Darby, per mesi seviziata da bande di rapinatori. Sui problemi di un terrtorio apparentemente tranquillo risponde il comandante provinciale dell’Arma, colonnello Gioacchino Di Meglio.

Pisa ha un passato importante sul fronte terrorismo. Il timore di rigurgiti eversivi legati soprattutto ai gruppi anarchici che negli ultimi anni hanno imperversato sul territorio è forte. Dove si concentra l’impegno dell’Arma?

«In questo momento l’attenzione investigativa sui fenomeni eversivi è massima, soprattutto sul fronte anarchico, dopo il recente attentato di Genova. Pisa non è immune dai fermenti dell’estremismo politico, ma eviterei qualsiasi forma di allarmismo. Proprio le forze di polizia della nostra città, agli inizi del decennio, diedero prova di straordinaria efficienza e compattezza riuscendo a respingere le Cellule di offensiva Rivoluzionaria, che irruppero sulla scena locale con una nutrita serie di atti dimostrativi che suscitarono paura e sconcerto. Ora, nelle sedi competenti, stiamo definendo opportune strategie di contrasto che, sono certo, daranno i risultati sperati. La situazione viene monitorata costantemente, di concerto col governo e le altre forze di polizia».

Purtroppo furti, spaccio e negli ultimi mesi rapine stanno creando un grande allarme. Cosa genera più preoccupazione nel cittadino?

«Indubbiamente le rapine, specialmente quelle in abitazione, che maggiormente incidono sulla percezione di sicurezza. Sono state connotate da una violenza che fa inorridire e che, al di là del conseguimento del bottino, direi espressive, esplicate in atti gratuiti e dimostrativi. A marzo abbiano arrestato due componenti di una pericolosa banda che terrorizzava la città. È stato un grande risultato».

Torre, aeroporto militare, aeroporto civile, base americana, ospedali, centri di ricerca: quanto è alta l’attenzione su possibili obiettivi sensibili?

«È molto alta, come dev’essere, ma non vi sono al momento sentori di una minaccia specifica. Alla Torre è in atto, da tempo, un servizio di vilanza fissa, a livello interforze, con finalità di antiterrorismo. Un servizio che, anche in tempi recenti, in piena sintonia con il prefetto, abbiamo voluto mantenere nonostante da più parti si chiedesse di destinare il personale impiegato ad altre attività di controllo. Ma in una città come la nostra, in grado di garantire una amplissima cassa di risonanza, gli obiettivi potenzialmente a rischio sono molti, ma non per questo allenteremo, tutte le forze dell’ordine in necessaria sinergia, la vigilanza».

Caso Ragusa, un giallo che ha portato a Pisa l’attenzione nazionale. Quali possono essere i prossimi ambiti di inchiesta? Ci sono spazi per valutare temporalmente possibili sviluppi concreti?

«Roberta Ragusa, per noi carabinieri di Pisa, è il nome ed il cognome di un caso che ci sta impegnando al massimo delle nostre possibilità. Sentiamo una forte responsabilità morale verso la città e la famiglia: posso assicurare che non lasceremo nulla di intentato, ma abbiamo la coscienza pulita di chi sa di aver fatto le cose perbene, seppur non ottenendo al momento il risultato sperato. I possibili sviluppi? Al momento non possiamo escludere alcuna ipotesi, né in positivo né in negativo. La speranza, però, è ancora viva in tutti noi. Confidiamo ancora nei cittadini: ogni segnalazione, per noi, può dare il là alla svolta decisiva».(c.v.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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