Il Tirreno

Pisa

Elemosina e botte, a giudizio padre padrone

Inizia il processo ad un slavo che teneva la figlia (oggi in una località protetta) in condizioni disumane

2 MINUTI DI LETTURA





PISA. Acqua bollente buttata sulle gambe, calci, pugni e bastonate al punto da farle perdere un incisivo, notti trascorse fuori, al freddo, per punizione, se non voleva andare a chiedere l’elemosina in giro, ai semafori o davanti alle chiese. Sarebbe il trattamento riservato da un padre padrone, un nomade slavo, alla figlia per anni, da quando era minorenne fino al 2009, quando, a 18 anni, fu trovata dalla polizia piangente e pestata a sangue sul sagrato della chiesa di Marina di Pisa. Da quell’episodio, che risale appunto a tre anni fa, scattò una lunga indagine che ha portato il padre, un quarantenne slavo, sotto accusa per maltrattamenti in famiglia, e la ragazzina ospite di una località protetta, in cui sta faticosamente cercando di riacquistare una serenità, stando al suo racconto, mai avuta.

In base, infatti, alle indagini della procura, dirette dal pm Sisto Restuccia, la ragazza era stata tenuta per anni in una condizione quasi animalesca, cresciuta come un animaletto. Orfana di madre, viveva col padre e molti fratelli in uno dei campi nomadi pisani. Una situazione di emarginazione e un’esistenza limitata ai campi rom, nessun contatto con l’esterno, a parte l’elemosina, mai un giorno di scuoa, al punto da avere perfino problemi di linguaggio e da presentare genericamente un lieve ritardo che forse, in condizioni normali, sarebbe stato superato con le cure opportune.

Questa brutta storia di maltrattamenti viene rievocata questa mattina in tribunale. Il processo al padre - di cui si tace il nome per tutelare la presunta vittima, la figlia - si apre questa mattina davanti al giudice monocratico Donato D’Auria e al sostituto procuratore Sisto Restuccia. La ragazza, che si è costituita parte civile, è assistita dall’avvocato Silvia Davini. Il padre, che deve rispondere dell’accusa di maltrattamenti in famiglia, è difeso dagli avvocati Marco Meoli e Carlo Lombardi.

Oggi la ragazza, che ha 22 anni ma appare molto più piccola della sua età, vive in una comunità protetta fuori Pisa ed è serena e felice della esistenza che conduce. Non ha potuto recuperare il ritardo accumulato, ma è in grado di gestire sé stessa e con gli operatori della struttura ce la sta mettendo tutta.

Si tratta di un caso che ripropone per l’ennesima volta il problema dei bimbi nomadi, troppo spesso - nonostante gli sforzi degli operatori sociali - sottratti alla scuola, ai giochi, alla loro età e ad un’esistenza normale.

(c.v.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Proteste

Sciopero della scuola e dei trasporti venerdì 16 ottobre: le fasce garantite e i motivi della protesta

di Redazione web