Finanza
L’Imu è un autentico salasso e i sindaci devono opporsi
La vicenda Imu è sintomatica della effettiva (al di là delle belle parole) perdita di autonomia degli enti locali (Comuni in particolare) rispetto alle decisioni prese dal governo centrale. Così da...
La vicenda Imu è sintomatica della effettiva (al di là delle belle parole) perdita di autonomia degli enti locali (Comuni in particolare) rispetto alle decisioni prese dal governo centrale.
Così da alcuni anni la maggior parte degli amministratori locali, anziché tutelare gli interessi dei cittadini, finisce col supportare gli interessi della casta (non eletta dal popolo) che governa l'Italia al servizio di alcuni Paesi che dominano l'Unione Europea.
Il Comune di Pisa nel 2005 (prima della giusta abolizione del balzello dell'Ici sulla prima casa di abitazione) incassava 9.157.828 euro con aliquota del 6 per mille sulle 22.128 prime abitazioni (con detrazione di 103 euro) ed 12.375.443 euro sulle restanti abitazioni con aliquote del 7 per mille sulle abitazioni locate e del 9 per mille su quelle inutilizzate da più di 2 anni.
Con le aliquote Imu proposte dalla giunta comunale l'intento palese è quello di mantenere gli importi incassati nel 2005 applicando l'aliquota del 4 per mille (con detrazione di almeno 200 euro) sulle prime case di abitazione con un'entrata prevista di 8.336.609 euro, mentre l'incasso prevedibile con le aliquote Imu proposte sulle seconde case locate (8,2 per mille) e su quelle inutilizzate (10,06 per mille), quantificabili in circa 26.000 abitazioni, dovrebbe essere superiore a 26.000.000 euro, dei quali la metà (13 milioni di euro) dovrebbero essere stornati nelle casse dello Stato.
Da un punto di vista aziendale niente da dire: l'Azienda Comune di Pisa farebbe quello che ogni azienda privata dovrebbe fare per non fallire. Ma politicamente e socialmente, in democrazia, i Comuni (come lo Stato) non sono (o non dovrebbero essere) aziende che devono cercare l'equilibrio di bilancio, costi quello che costi per i cittadini/sudditi!
Fa impressione che il sindaco Filippeschi e l'assessore al Bilancio Viale abbiano scritto una lettera al presidente del Consiglio Monti e a tutti i senatori e deputati della Toscana per dire loro che il Comune di Pisa si vanta di avere «ridotto drasticamente l'indebitamento e cominciato a finanziare gli investimenti con risorse correnti», così conquistandosi a spese dei cittadini contribuenti l'appellativo di "Comune virtuoso", senza dire che queste riduzioni drastiche hanno gravato sull'economia cittadina e spinto molte famiglie a trasferirsi in altri Comuni «meno virtuosi».
Inoltre ci chiediamo: chi governava il Comune di Pisa che ha prodotto l'ingente indebitamento che ora la Giunta Filippeschi si vanta di avere in breve tempo drasticamente ridotto? Non è sicuramente con le petizioni ai potenti, col cappello in mano, che si fanno gli interessi dei propri cittadini elettori.
Occorre il coraggio politico, che stanno dimostrando alcuni rari sindaci d'Italia, di opporsi coi fatti a questo ulteriore salasso dell'Imu sui cittadini, considerati come sudditi da spennare per ripianare l'enorme deficit causato dagli stessi partiti che hanno alternativamente governato l'Italia, quasi fosse cosa propria.
Nella fattispecie occorre ridurre al minimo previsto dalla legge l'aliquota Imu sulla prima casa di abitazione, ma soprattutto prevedere la riduzione al 4,06 per mille dell'aliquota Imu sugli alloggi locati in base all'Accordo Territoriale del 2010, per ridurre il salasso dei proibitivi canoni liberi sulle famiglie inquiline e per favorire l'azione calmieratrice sui canoni liberi, svolta dall'Agenzia comunale casa.
Presidente dell'Unione Inquilini di Pisa
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