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Pisa

Appello degli intellettuali per la biblioteca

Appello degli intellettuali per la biblioteca

Un gruppo di docenti universitari: alla fine i libri dovranno tornare nel palazzo della Sapienza

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PISA. «Deve essere chiara a tutti la necessità che la Biblioteca Universitaria sia attentamente tutelata in questa fase e che ne sia garantita al più presto la riapertura nella sua antica e tradizionale sede».

Non lascia dubbi l’appello che circola in rete e di cui sono primi firmatari Adriano Prosperi (nella foto), storico, già professore della Scuola Normale, e Salvatore Settis (storico dell’arte, penultimo direttore della Normale). Il peso dei 600mila volumi della biblioteca ha determinato una crisi strutturale della Sapienza, il palazzo che la ospitava e che è stato chiuso; il trasloco è appena iniziato; non si hanno certezze sulla soluzione transitoria. Ma gli intellettuali lanciano l’allarme sull’assetto definitivo, perché sanno che ora è il tempo delle decisioni. E rispondono indirettamente a chi sta progettando una futura Sapienza solo di giurisprudenza, solo dell’Università e senza la biblioteca che appartiene al ministero della Cultura. Il dibattito dura da 35 anni circa, ma è stato reso più urgente dall’emergenza della chiusura della Sapienza. C’è chi sostiene che la Biblioteca Universitaria sia il cuore della Pisa umanistica e che anche la storia dica che non può uscire dalla Sapienza, dove è ospite sin dal 1823: basta spostare il deposito dal secondo al piano terra, lasciando l’area aperta al pubblico nel piano nobile.

Dall’altra parte c’è chi afferma che il carico di quei libri sia insostenibile e che una disciplina antica e prestigiosa come Giurisprudenza meriti una sede tutta sua, invece che smembrarsi in vari edifici sparpagliati in città. Ma i firmatari dell’appello aggiungono un argomento che allarga il dibattito all’intera comunità: non solo «cittadini, universitari e studiosi di ogni parte del mondo si vengono ora a trovare privi di un ricchissimo patrimonio librario», ma si riscontra «il paradosso di una città straordinariamente ricca sia di libri, sia di lettori, che però hanno sempre più difficoltà a incontrarsi».

Il riferimento è alle «biblioteche dell’ateneo, che trovano sempre più collocazione in magazzini nella zona industriale di Montacchiello, e alla biblioteca comunale», che opera a servizi ridottissimi per il trasferimento nella nuova sede. La conclusione: «Deve invertirsi qui la tendenza a espellere nel silenzio le biblioteche dal centro».(g.c.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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