Il Tirreno

Pisa

Sapienza, il sindaco “chiama” il governo

di Gianluca Campanella

«È un caso di valenza nazionale». L’ipotesi caserma o un palazzo del centro. Intanto si studiano sgravi per i commercianti

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PISA. Eventuali sgravi ai commercianti di piazza Dante e fronte comune per convincere il governo a far diventare la chiusura della Sapienza «una vicenda di valenza nazionale». Sono i due obiettivi che il sindaco Marco Filippeschi sta mettendo a punto per affrontare l’emergenza cominciata martedì mattina, quando ha firmato l’ordinanza con cui la sede di giurisprudenza è stata classificata «non utilizzabile». Il primo si svolge solo sul piano locale: in Comune si stanno valutando le misure per alleviare i disagi dell’indotto di piazza Dante e dintorni, cioè bar, legatorie e altri esercizi commerciali che stimano di perdere tanta parte del fatturato dopo la migrazione del “popolo della Sapienza” in nuovi poli universitari. Filippeschi conferma che «stiamo verificando quali sono gli strumenti e le condizioni per dare un aiuto agli operatori, con la motivazione di una vera e imprevedibile emergenza». Non può aggiungere altro sino a quando i tecnici dell’assessorato al bilancio non troveranno le possibilità legali per agire. Ma di sicuro le norme non consentono aiuti “in positivo”, quali contributi; pertanto la ricerca degli uffici si concentra sulle agevolazioni, per esempio sulle concessioni di suolo pubblico.

L’altro argomento riguarda il destino della Biblioteca universitaria, che è sotto la responsabilità del Mibac (ministero Beni culturali) ed è la causa della chiusura della Sapienza: il peso dei suoi 600mila volumi ha messo in crisi strutturale l’edificio. Lunedì prossimo ci sarà la conferenza dei servizi, promossa dal rettore Massimo Augello, a cui parteciperanno funzionari del Mibac stesso e della Difesa. Il sindaco anticipa che «dobbiamo impegnarci tutti, in modo coordinato e coeso, a chiedere al Governo di affrontare con prontezza questa emergenza. Dobbiamo trovare la soluzione migliore, dentro il patrimonio dello Stato o con un impegno specifico dello Stato». Augello mercoledì aveva proposto scambi di immobili, puntando alle caserme dismesse e parlando di «grande collaborazione tra le istituzioni, senza rovinare il clima», quindi senza gare a chi arriva prima. Filippeschi allora raccoglie l’invito e passa in rassegna le possibilità: «Nell’Accordo di programma, firmato da noi con il governo nel 2001 e sottoscritto anche dall’Università, l’ateneo ha espresso una sua opzione per la parte più grande della ex caserma di San Vito, in lungarno Simonelli, che è l’unica in città veramente classificata come “dismessa” dalla Difesa». Si tratta del vecchio comando della Finanza, parte del quale sarà utilizzato per il Museo delle navi antiche. In realtà governo, Difesa e Demanio procedono a rilento e il sindaco evidenzia «le nostre sollecitazioni che ora finalmente stanno dando frutti». Ma il “progetto caserme” è molto più ampio e prevede la cessione di altre zone militari: «Una caserma già libera, il distretto di via Giordano Bruno; e due ancora attive, l’Artale di via Roma e la Bechi Luserna lungo l’Aurelia». Per queste ultime tre ha progetti il Comune, che su tutte le quattro strutture «ha fatto la sua parte: varianti urbanistiche, che già fissano le nuove destinazioni delle caserme da recuperare, e progetto della nuova a Ospedaletto». L’augurio finale: «Sarebbe bene integrare la biblioteca universitaria nei progetti di recupero più importanti del centro storico».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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