Il Tirreno

Pisa

Rischio contagi col sangue Carabinieri fanno causa

di Candida Virgone
Rischio contagi col sangue Carabinieri fanno causa

Durante l’intervento su una lite furono aggrediti da un donna poi arrestata I tre militari temono di aver contratto malattie e chiedono il risarcimento danni

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PISA. Becchi e bastonati. Così si sentirebbero tre carabinieri aggrediti da una giovane donna, picchiati e sporcati con il sangue che durante una colluttazione questa avrebbe perso.

E nel timore di poter essere stati contagiati da qualche possibile malattia a trasmissione ematica, chiedono accertamenti medici e risarcimento degli eventuali danni.

È successo ieri mattina in tribunale. Sul banco degli imputati una pisana di 31 anni, difesa dall’avvocato Enrico Pappalardo e comparsa davanti al giudice monocratico Luca Salutini.

Fra l’altro pare che la donna sia operaia in un centro cottura o in un catering, particolare inquietante se davvero emergesse che possa avere problemi di salute come è stato sospettato.

Parte lesa tre militari della stazione di Navacchio, assistiti dall’avvocato Maria Concetta Gugliotta.

I fatti risalgono al 7 gennaio scorso. I carabinieri vengono chiamati in una casa di Cascina dove è in corso una megalite fra due conviventi, il padrone di casa e la donna finita a giudizio.

Lei, ottenebrata dall’alcol, viene condotta in caserma ma qui, secondo la ricostruzione degli inquirenti, sarebbero partite offese di tutti i tipi e botte ai carabinieri. Parolacce e calci, pugni e schiaffi, al punto che i tre sono stati medicati al pronto soccorso e giudicati uno guaribile in cinque giorni e gli altri due in una settimana ciascuno.

Durante la colluttazione la donna, che poi viene arrestata per violenza a pubblico ufficiale e lesioni aggravate, si ferisce e il suo sangue resta addosso ai tre.

Ieri mattina in tribunale è stato chiesto il patteggiamento con la sospensione condizionale, che il giudice ha condizionato al risarcimento del danno dati i precedenti dell’imputata. Sono stati quindi patteggiati la pena di nove mesi ed un risarcimento di 500 euro per il primo carabiniere e di 700 a testa per gli altri due, accettati dalle parti, ma solo come un acconto del maggiore avere.

I tre militari, infatti, si stanno sottoponendo ai necessari accertamenti medici periodici, per diversi mesi, per sgombrare il campo da possibili contrazioni di patologie, riservandosi di procedere eventualmente con una nuova azione legale in sede civile.

Ai militari sarebbe anche bastata una certificazione che attestasse l’assenza di malattie da parte dell’imputata per tranquillizzarsi ed esser certi di non aver contratto alcuna forma di patologia trasmissibile per via ematica, come, ma è solo un esempio, forme gravi quali epatite o Hiv. Che però non c’è stata.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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