Il dolore
I misteri del telefonino di Roberta
Nel dossier dei consulenti dell’Associazione i racconti delle amiche
GELLO DI SAN GIULIANO TERME. Sarebbe andato avanti e indietro il telefonino di Roberta Ragusa nei primi giorni della sua scomparsa. Mentre infatti il marito, Antonio Logli, unico iscritto nel registro degli indagati per omicidio volontario, lo aveva consegnato subito ai carabinieri, sabato mattina alle 13, nel momento in cui fece la denuncia, gli fu restituito dopo qualche giorno. L’uomo chiese poi agli inquirenti se poteva riaccenderlo, a caccia di qualche indizio utile per trovare la moglie, ma gli fu risposto di no. Fu il legale della famiglia Logli, Roberto Cavani, a riconsegnare poi agli inquirenti il cellulare della signora scomparsa nel nulla nella notte fra il 13 e il 14 gennaio.
Su quel telefono arrivò il messaggio di una delle amiche più vicine in quel momento alla donna, che le chiedeva come stava nel corpo e nell’anima. Logli a quel punto avrebbe contattato la persona per chiedere spiegazioni, ma nessuno sapeva che fine aveva potuto fare la povera Roberta. Fra loro quella famosa sera, Antonio ha sempre sostenuto questo, non è sucesso nulla. E non è successo nulla neanche la sera dell’ultimo dell’anno. «Mi disse: “era meglio se non uscivo”»: ha sempre riferito un’amica. «Non è vero - ha sostenuto qualche altro - si è anche divertita».
Sulla ridda di voci intorno alle confidenze di Roberta ai vari conoscenti sta cercando di fare ordine, ristabilendo una verità comune, il dossier dei consulenti nominati dall’associazIone a lei dedicata, la criminologa Imma Giuliani e lo psicologo Fabrizio Mignacca.(c.v.)
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