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Assolti i 17 ultras accusati dell’assalto ad un bar di Terni
Per il giudice del tribunale umbro il fatto non sussiste I tifosi nerazzurri avevano scontato un mese di carcere
PISA. Tutti assolti. Si è concluso così ]il processo che ha visto davanti ai giudici di Terni diciassette ultras pisani, accusati di aver distrutto, il 14 gennaio dell’anno scorso, un bar di Terni a ridosso di un incontro con la squadra nerazzurra in trasferta.
Per il giudice ternano però i tifosi pisani - ventenni e trentenni di ogni estrazione sociale (uno solo ha 47 anni) che per questa vicenda hanno scontato un mese in carcere e che erano tutti incensurati - sono innocenti.
L’accusa parlava di lancio di materiale pericoloso, porto d’armi, adunata sediziosa, lesioni aggravate e danneggiamento aggravato e il pm aveva chiesto la condanna a dieci mesi.
Ma per il giudice Pierluigi Panariello il fatto non sussiste e l’assoluzione è arrivata con formula piena soprattutto in relazione ai primi tre capi di imputazione.
Nutrito il collegio di difesa, composto da Giulia Padovani, Andrea Bottone, Andrea Di Giuliomaria, Luca Poldaretti, Enrico Pappalardo, Stefano Del Corso e Tiziano Checcoli.
I pisani, in base alla ricostruzione del pm di Terni, organizzarono una “spedizione paramilitare” in un bar frequentato dalla tifoseria rossoverde, «Il Sorriso», in viale dello Stadio.
Secondo l’accusa, erano armati di mazze e tirapugni e avevano con loro fumogeni e petardi. Lo scontro all’interno del locale sarebbe stata una scena da far-west in cui la titolare era stata colpita da un oggetto che le aveva frattura una mano.
Era seguita una fuga precipitosa in cui era rimasta incompiuta la scritta su un muro contro la tessera del tifoso: «No alla tess...».
Dopo il fatto, le polizie ternana e pisana, attraverso i telefonini, ricostruiscono la presenza di un gruppo di pisani quel giorno a Terni e che alcuni addirittura vi erano stati tre giorni prima per un sopralluogo.
Secondo una ricerca in vari autonoleggi, per l’accusa i tifosi nerazzurri avrebbero anche usato la precauzione di arrivare in Umbria con mezzi presi a nolo a nome e con documenti di altri.
Movente della spedizione, per gli inquirenti, il divieto di assistere alla partita ai fuori provincia senza tessera del tifoso duque un’azione contro il documento.
Testimone dell’accusa un agente della Digos in borghese che passava e che aveva dato l’allarme.
Ma per il giudice di Terni non è bastato ed è stata assoluzione per tutti.
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