La manifestazione
Viene truffato sul web e tenta il suicidio
Quarantenne salvato dalla polizia: aveva tentato di impiccarsi dopo una falsa accusa di pedofilia
PISA. Una truffa informatica subìta poco tempo fa ha portato un quarantenne pisano a tentare il suicidio: per fortuna l’uomo è stato salvato da una volante della polizia. Il fatto è avvenuto nei giorni scorsi.
Da qualche mese è diffuso sulla rete internet un virus informatico, che utilizzando illecitamente i simboli appartenenti alle varie forze dell’ordine ed in particolare della polizia postale e delle comunicazioni ma anche del Cnaipic (Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche), guardia di finanza e carabinieri, blocca il computer creando panico e allarme tra i “navigatori”.
Questo fenomeno ha assunto le caratteriste di una vera e propria epidemia diffusa in rete, generata da un virus che infetta il computer dell’utente: sul monitor appare all’improvviso una schermata tramite una finestra pop-up che occupa tutto lo schermo e blocca il computer. L’immagine che compare riproduce fedelmente e abusivamente l’intestazione dei vari organi delle forze armate, recante un falso avviso nel quale informa l’utente di essere entrato in pagine web contenenti immagini e filmati pedopornografici, di aver svolto attività terroristica, di aver scaricato filmati protetti da diritto d’autore o comunque illegale.
Da qui la richiesta: multa da pagare di 100 euro, con l’indicazione di varie modalità di pagamento per lo sbocco del computer e per sanare il falso illecito.
Il pisano vittima della truffa, in realtà era andato alla Polposta per denunciare il fatto, ma preso dal panico aveva buttato via il pc. Gli agenti lo avevano rassicurato: in realtà chiunque può essere oggetto di questa truffa. Ma l’uomo è caduto lo stesso in una forma di pesante stress e, 25 giorni dopo il fatto, ha tentato il suicidio.
Il virus, della categoria ransomware (“prezzo del riscatto”), compreso nella classe malware è anche indicato in alcuni casi come cryptoviruses, cryptotrojans o cryptoworms, che come detto limita o inibisce l’accesso al computer infettato chiedendo un riscatto per essere rimosso e la procedura d'infezione si avvia solitamente via mail, con l'apertura di allegati “sospetti” che lanciano il segnale al server infettante, in genere di origine russa.
A causa di questo fenomeno numerosi utenti “infettati”, non si confidano o contattano la polizia postale e credendo di essere veramente incappati in un sito illegale, con il rischio di essere accusati di un reato infamante quale la pedopornografia, accettano il pagamento cadendo nella truffa, oppure in un caso limite e, purtroppo tragico, un uomo quarantenne, coniugato, sapendosi innocente e temendo che l’accusa fosse recepita dai familiari o diventasse di pubblico dominio ha tentato il suicidio mediante impiccagione.
Solo il pronto intervento dei familiari e della volante della polizia, intervenuta sul posto ha evitato il peggio.
«La polizia e le altre forze dell’ordine, - spiega l’ispettore capo Mario Mezzena, responsabile della sezione di Pisa della Polposta - non richiedono denaro via internet per sanare eventuali reati penali, ma a norma di legge, esegue le opportune indagini, al fine di individuarne gli autori».
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