Il Tirreno

Pisa

Il Comune sollecita Boccadarno spa

di Giovanni Parlato
Il Comune sollecita Boccadarno spa

L’amministrazione chiede 80mila euro di canone e scrive una lettera alla società per sapere se vuole comprare i terreni

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PISA. I terreni dove c’è il bacino e si sta costruendo il porto sono privati, della Società Boccadarno Porto di Pisa. I terreni di proprietà del Comune - una piccola parte rispetto ai 210mila metri quadri complessivi - sono alle spalle: là dove il piano urbanistico prevede la costruzione dell'area residenziale. Ovvero, il piano successivo alla costruzione del porto in fase di ultimazione. Il punto interrogativo riguarda proprio la seconda fase, la costruzione delle case a ridosso del porto. In quest'area, (più o meno per avere un'idea) fra via Barbolani, la rotatoria e la Dogana Vecchia ci sono terreni comunali. Che il Comune ha fatto stimare in 3 milioni e 700mila euro: stima avvalorata anche dall'Agenzia del territorio. La domanda è la seguente: la Boccadarno Porto di Pisa (subentrata alla Borello spa, ente attuatore) deve pagare o no questi soldi? A questo interrogativo, la società di imprenditori pisani guidata da Stefano Bottai, al momento, preferisce non rispondere.

Il giorno 27 aprile scorso, la direzione del patrimonio del Comune ha scritto una lettera inviata alla Boccadarno in cui si sollecita la stipula del contratto di compravendita di quei terreni e, intanto, chiede un canone di poco più di 80mila euro per l'utilizzo di quei terreni da novembre 2011 ad aprile 2012. La società che sta costruendo il porto non ha ancora risposto.

La società Boccadarno ha utilizzato in parte quei terreni per la viabilità, strade che torneranno al Comune (da qui una sorta di canone di utilizzo). Ma non ha avviato alcun lavoro di scavo per costruire case. I terreni sono lì, come lo erano qualche anno fa quando nel 2006 (nella precedente legislatura) si giunse ad una convenzione urbanistica in cui la società si impegnerebbe (usiamo il condizionale in attesa di leggere l'atto) ad acquisire le aree una volta terminata la bonifica. Da allora a oggi, tuttavia la situazione è cambiata. La crisi internazionale e quella del mattone in particolare hanno stravolto le leggi di mercato. «L'obiettivo principale dell'amministrazione comunale è che il porto arrivi fino in fondo», dice Andrea Serfogli, assessore ai lavori pubblici. Quindi, chiedere ora una cifra di 3 milioni e 700mila euro sarebbe come mettere i paletti fra le ruote. Oltretutto, se è vero che il porto si farà, la fase 2, ovvero quella immobiliare legata alla costruzione delle case deve ancora ingranare la marcia.

Il piano della Boccadarno è di andare passo dopo passo: il porto, la vendita dei posti barca, l'avvio della fase 2. Intanto, da più parti si critica sia l'amministrazione comunale che la società Boccadarno come un capitolo che si ripete dopo quanto accaduto nell'area dove sorgerà Ikea in cui era rimasto fuori un terreno pagato la scorsa settimana dalla Sviluppo Navicelli, una porzione di terreno nell'area di via della Mezzanina del valore di 765mila euro. Nel caso del porto si parla di una cifra di gran lunga superiore: perché ai 3 milioni e 700mila euro, si dovrebbe sommare un altro milione e passa da terreni dell'ex Gea.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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