Toscana
Imu, tante stranezze In centro si paga meno che in periferia
Ci sono aspetti di poca equità nell’applicazione dell’imposta sugli immobili. Il caso della detrazione per i figli conviventi
PISA. Può succedere che il proprietario di una casa in centro storico paghi meno di Imu rispetto ad una in periferia, a parità di grandezza dell’abitazione. Questo sta già rischiando di creare casi limite. Magari il proprietario della casa in centro (categoria A4), a due passi dalla Torre, è un professionista benestante che in quella casa ci abita oppure l'ha affittata a studenti ricavandoci un buon guadagno e stabilendosi in una villetta in un comune limitrofo. Ecco, questo professionista versa meno che il proprietario di un appartamento (categoria A2) costruito dieci anni fa, ad esempio a Sant'Ermete, e magari si tratta di una giovane coppia che ha fatto sacrifici per acquistare quella casa spostandosi un po' fuori città. L’Imu tutto questo non lo riconosce, non coglie la differenza. La nuova imposta sugli immobili ha in effetti più di un aspetto di scarsa o nulla giustizia sociale. Facciamo un giro tra queste iniquità, supportati dal commercialista Cesare Cava, esperto di finanza locale.
La rendita catastale. L’attribuzione della categoria catastale è condizionata dal momento storico dell’accatastamento del singolo immobile. E’ evidente che le case in centro storico, accatastate da molti decenni, hanno usufruito di categorie e criteri molto più favorevoli rispetto a quelle costruite recentemente nelle periferie delle città. E’ proprio questo disallineamento temporale che può determinare un paradosso, con case in centro che, in proporzione, hanno rendite catastali inferiori rispetto a quelle costruite nelle periferie e con una pressione fiscale immobiliare che colpisce maggiormente i proprietari di abitazioni di valore minore in aree decentrate, spesso giovani coppie impossibilitate a comprare una casa in centro. «E’ necessario intervenire con la riforma del catasto - commenta Cava - utilizzando il criterio della superficie in sostituzione dei vani, evitando l’indiscriminata crescita dei valori degli immobili e cogliendo l’occasione per riportare equilibrio tra il reale valore patrimoniale dei fabbricati tra aree periferiche e zone di prestigio».
Detrazione per i figli. Ricordiamo che l’ulteriore detrazione di 50 euro spetta per ogni figlio convivente fino a 26 anni, a prescindere dal reddito. Succede così che una famiglia con tre figli adulti e cinque redditi di lavoro riceva una detrazione Imu sull’abitazione principale identica ad analoga famiglia di cinque componenti, ma con figli a carico o disoccupati. «Il paragone - riprende Cava - è ancora più iniquo nel caso di una famiglia di due componenti disoccupati, a cui spetta una detrazione base di 200 euro, mentre per la famiglia con cinque redditi e figli di età inferiore a 26 anni l’abbattimento Imu è pari a 350 euro».
Abitazione in uso gratuito a parenti. L’assimilazione all’abitazione principale per gli immobili concessi in uso gratuito a parenti è stata oggetto di eccessi e di abusi e quindi eliminata ai fini Imu. «Rimane però almeno un caso che risulta ingiustamente colpito e riguarda i proprietari della prima e unica casa, concessa in uso gratuito o in nuda proprietà ai figli che vi risiedono. Il principio del tributo invocherebbe, per questi casi, l’assimilazione all’abitazione principale con aliquota Imu ridotta e relativa detrazione, e non la tassazione ad aliquota ordinaria a carico dei genitori».
Le pertinenze. Ai fini Imu, le pertinenze sono quelle esclusivamente classificate nelle categorie catastali C/2, C/6 e C/7, nella misura massima di una per ciascuna categoria, a prescindere da distanza e grandezza rispetto all’abitazione principale. «I regolamenti comunali non hanno titolo per definire con maggiore dettaglio la classificazione delle pertinenze e quindi si possono generare situazioni paradossali, come un garage considerato pertinenza, ma distante chilometri dall’abitazione; oppure un magazzino di centinaia di metri come pertinenza di un mini appartamento collocato in altro quartiere».
Il disagio sociale. La nuova Imu non prevede esenzioni o significative agevolazioni alle fasce sociali più deboli, con particolare riguardo alle situazioni di disagio economico e sociale. Gli anziani con pensioni minime, i lavoratori in cassa integrazione, i contribuenti con mutui ipotecari divenuti insostenibili, i disabili, i disoccupati non beneficiano di alcuna attenzione rispetto al pagamento dell’imposta. «L’Imu è una tassa patrimoniale, ma il principio di equità - spiega Cava - dovrebbe considerare e agevolare le prime case di coloro che stanno affrontando situazioni di elevato disagio economico e sociale».
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