Sicurezza
Un esercito di ambulanti fantasma
«Come mi chiamo? Non te lo dico. Sono in affitto e ci lavoriamo in tre famiglie qui. Quanto pago? Quante cose vuoi sapere... E poi il banco non è mio, è di mio fratello». Più o meno la risposta dei...
«Come mi chiamo? Non te lo dico. Sono in affitto e ci lavoriamo in tre famiglie qui. Quanto pago? Quante cose vuoi sapere... E poi il banco non è mio, è di mio fratello».
Più o meno la risposta dei bengalesi è la stessa, terribilmente omogenea. Cambiano solo le parentele. Per qualcuno il banco è del cugino, per qualche altro del fratello, dello zio, dell’amico, ma l’ordine di scuderia è vivere nell’ombra. Tutti passavano per caso e sono arrivati a dare una mano per cin que minuti.
Uno solo risponde, ma anche lui fa capire che ufficialmente non può parlare. «Con questa roba ci campiamo quattro famiglie - mi dice - e di banchi ne abbiamo due, ma non posso apparire, vi prego. Lascia perdere il reddito, ci lavoriamo in tanti e ci mangiamo in tanti e soprattutto, anche noi, di qui, non ce ne vogliamo andare. Io ci sto da tre anni e ho tanto bisogno».
Alla fine mi regala offre un pezzo di cocco - è gratis: dice - accompagnato da un grande sorriso.
(c.v.)
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