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«Non è un privilegio, ma un diritto acquisito che va difeso a tutti i costi»

«Non è un privilegio, ma un diritto acquisito che va difeso a tutti i costi»

«Un privilegio di pochi fortunati? Assolutamente no». Ne è convinto Giulio Garzella, vicedirettore della Confesercenti, nel cui ambito è rappresentato l’Anva, il sindacato che difende i venditori...

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«Un privilegio di pochi fortunati? Assolutamente no». Ne è convinto Giulio Garzella, vicedirettore della Confesercenti, nel cui ambito è rappresentato l’Anva, il sindacato che difende i venditori ambulanti.

«Questi banchi - aggiunge - sono stati offerti al termine della grande crisi industriale. Il rinnovo di fatto consisteva in un timbro e i criteri sono stati riconfermati anche dal piano del commercio. L’unico problema è forse che vengono chiesti requisiti non verificati, per il resto è un diritto acquisito che non capisco perché venga discusso. Per gli introiti? Sono favole. Di fatto - aggiunge Garzella - queste imprese mantengono più di trecento persone e quattordici imprese dell’indotto, tutti artigiani lucchesi. Forse si può dire che ci sono meno spese e che è una vita di minore sacrificio rispetto ad un ambulante che si sposta su vari mercati, ma anche i generi venduti sono diversi. Non si tratta di pane o cibo, di cui c’è bisogno ogni giorno e che vedono un consumatore abituale, ma di un altro tipo di prodotto e utenti eccezionali, come i turisti, anche se numerosi, però solo in alcune stagioni, al punto che d’inverno bisogna ridurre anche il numero dei dipendenti perché l’afflusso e le vendite cambiano radicalmente.

Diciamo che fortunatamente questa piazza c’è, e che è un grosso sostegno.

Andare al parcheggio scambiatore - conclude il vicedirettore - vuol dire decretare il fallimento di tutte queste attività, mettere in strada trecento persone e tutte le famiglie che vivono su questi banchi, per non parlare dell’indotto.

In via Pietrasantina si arriva e si parte, ma non ci si ferma: che senso ha decretare questo tracollo»?

Il no allo spostamento di fatto è l’unica cosa che unisce indigeni e immigrati, per tutti sarebbe un suicidio annunciato e senza senso a cui nessuno vuol soggiacere.

(c.v.)

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