Sicurezza
«Da qui non me ne vado piuttosto mi incateno»
Gli ambulanti di piazza Duomo promettono che venderanno cara la pelle Si spera in un confronto con soprintendenza, Primaziale, Comune e ospedale
PISA. «Di qua non mi cacciano neanche i carrarmati. Devono passare sul mio corpo. Il primo novembre mi stendo a terra insieme alle mie nipotine, mi incateno alla bancarella e voglio vedere se mi portano via di peso».
Daniela Donati è una simpatica signora bionda di 65 anni, 34 dei quali passati sulla piazza, di fronte al Duomo, a vendere i souvenirs classici dei banchi turistici, piccole torri, ricordi, magliette e felpe con scritte di vario genere. «È roba che va da un euro a massimo diciotto, ma la gente ha pochi soldi: fanno tante domande, toccano tutto, ci pensano su ma poi comprano poco. Vendere? E chi compra, fino agli anni Ottanta questi banchi avevano un valore e gli ultimi a vendere, se non sbaglio, furono Ida e Ettore, altri due storici, come me, del prato dei Miracoli. Ma ora ci sono tutte queste incertezze, quando basterebbe farci spostare un po’ più in là come abbiamo chiesto e come è già stato fatto in passato. Gli stranieri? Non è per essere razzisti ma fanno concorrenza sleale e non si capisce come facciano a lavorare coi prezzi che fanno. Chi l’ha accanto è disperato e poi bisogna vedere chi fa gli scontrini e chi no: di sicuro non ne fanno quanti ne faccio io, con vigili e finanza che mi misurano il centimetro. Già l’attività ha avuto un calo del 50% per la crisi, poi c’è la concorrenza e il trasferimento provvisorio che magari poi diventa definitivo. Anche quello del mercato di via Paparelli doveva essere provvisorio e guarda come è finita. Noi, in via Pietrasantina, a morire asfissiati dai tubi di scarico dei mezzi lasciati accesi e a fallire non ci andiamo: ci hanno mandato un’edicola e un gelataio e hanno chiuso. Io resto qui. Il banco l’ho comprato da uno zio e ora ci lavora mio figlio, Michele Puschi. Ogni banco dà da mangiare ad almeno due famiglie, ai dipendenti e ai fornitori, quattordici in Toscana. Quando rende un banco così? 20-22mila euro l’anno netti».
Di parere diverso, un’altra commerciante storica, Piera Bartalucci, da trent’anni sulla piazza. «I redditi - spiega - lordi possono andare da 70mila a 90mila euro l’anno, dipende dalla posizione. Gli stranieri? Sarei per una formula che prevede un aiuto nei loro paesi di origine, altererebbe meno equilibri. Lo spostamento? Ma ci sono così tante alternative: ad esempio andare via a blocchi e poi rientrare, prima dieci, poi altri dieci, in modo da avere una garanzia che il nostro posto non ce lo porta via nessuno. Ma andare in mezzo agli scarichi e agli abusivi, con gente che va di fretta e non si ferma, non lo accettiamo».
«Questo banco - racconta Stefano Perini - lo avevano i miei nonni, poi i miei genitori e ora io: sono figlio d’arte. Andarmene non posso, ho un figlio di un anno e mezzo e un mutuo, più una dipendente che ha un mutuo anche lei. Il sindaco manifesta con gli operai, va a inaugurare i ristoranti con la fascia, ma noi, quasi quattrocento persone con l’indotto, possiamo anche andare in malora. Abbiano avuto finalmente un incontro in soprintendenza e l’architetto Ciafaloni ha detto una cosa santa: questo è un problema che ha avuto un buco di diciotto anni. La questione è che Comune, primaziale, soprintendenza e ospedale fanno a scaricabarile: allora in soprintendenza è stata fatta una proposta importante, un tavolo che ci veda riuniti tutti insieme e vediamo se si può trovare una proposta accettabile. I redditi? Come quantificare? Chi vende souvenirs ha un introito, chi vende anche pelletteria e alabastro un altro...».(c.v.)
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