Il Tirreno

Pisa

Le ultime ruote del carro

Settimana di aziende che muoiono e che non nascono. Cadono come mosche le aziende pisane sotto i colpi della crisi. Oltre cento hanno chiuso i battenti nell’ultimo anno e non abbiamo ancora visto...

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Settimana di aziende che muoiono e che non nascono.

Cadono come mosche le aziende pisane sotto i colpi della crisi. Oltre cento hanno chiuso i battenti nell’ultimo anno e non abbiamo ancora visto nulla. Sono le più piccole quelle che soffrono di più. Prive di ammortizzatori sociali, con gli ordini in pesante calo, sono strozzate dai pagamenti ritardati e da un sistema bancario che le considera le ultime ruote del carro.

Il crollo del lavoro, però, non è nelle priorità dell’agenda della politica pisana che lo subordina alla sicurezza e ad altre invenzioni. Peraltro le fasce sociali garantite che, nella nostra città sono storicamente legate alla rendita parassitaria e al pubblico impiego, non risentono più di tanto della stretta. La tenuta sociale della città è a rischio e, quando le differenze diventeranno inaccettabili, i nodi saranno al pettine. Prevederlo è facile, porsi il problema è doveroso.

In questo quadro si colloca un caso che, nella sua semplicità, racconta bene come vanno le cose. È la storia di un uomo, Roberto Alberti, e di un risciò, l’antico calessino a trazione umana. Bene, Alberti, rimasto disoccupato, s’ingegna e pensa di guadagnarsi il pane con quelle ruote. Nelle città turistiche si sta diffondendo. A Pisa no, invece. Non è contemplato dai regolamenti.

E qui inizia il calvario. Alberti vuol solo lavorare e dar da mangiare alla famiglia e chiede (nell’ottobre scorso) di poterlo fare. Su queste cose si può ragionare in due modi: quello che non è proibito è lecito, oppure, al contrario, quello che non è autorizzato è proibito. Il nostro Comune ragiona nel secondo modo e non riconoscendo un mezzo che per un paio di secoli è stata colonna portante del trasporto in Asia, non lo autorizza. Ci vuole un regolamento ad hoc. Ma, dopo sette mesi, niente.

La burocrazia è un altro dei motivi che strozzano l’economia italiana, che allontanano gli investitori. Nel corso del tempo ci siamo fatti prigionieri di regole sempre più assurde. Se almeno chi le interpreta si facesse guidare dal buonsenso, potremmo evitare questi penosi spettacoli politicamente sbagliati e umanamente sgradevoli. La frase della settimana: «Per i nemici le leggi si applicano, per gli amici si interpretano», è di Giovanni Giolitti. Chi cerca di lavorare non può essere un nemico. Alla prossima.

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di Redazione Pisa