Il Tirreno

Pisa

Condanne per undici anni a tre nomadi

Condanne per undici anni a tre nomadi

Assolti in tribunale due prestanome livornesi: uno aveva intestate 24 auto che erano usate dai rom

2 MINUTI DI LETTURA





PISA. Aveva intestate ben 24 macchine, molte di grossa cilindrata, tutte appartenenti a nomadi, ma per il tribunale non c’è la prova che fosse il prestanome di altri. Assolto ieri mattina un livornese insieme ad un amico e a tre donne nomadi, condannati invece altri tre rom che all’epoca dei fatti stavano al campo di via del Nugolaio, imputati di vari reati per più episodi. Il tribunale - presieduto da Luca Salutini con a latere Donato D’Auria e Leonardo Degl’Innocenti, davanti al pm Flavia Alemi - ha inflitto in tutto più di undici anni di condanne: due anni allo slavo Zoran Grubac, di 43 anni, quattro a Ivitza Salkanovic, di 37 anni, e cinque anni e un mese ad Azir Halilovic, di 30, due zingari di orgine slava ma nati in Italia. I primi due, con numerosi precedenti, in questo momento sono liberi. Il terzo, detenuto per altri motivi, è in carcere. Le accuse vanno dal furto al tentato furto, dalla resistenza a pubblico ufficiale al danneggiamento, fino alla ricettazione e alla intestazione fittizia. Imputati con loro, ma solo per intestazione fittizia, due livornesi, Egisto Corda, 36 anni, e Marco Ricci, 43, e ancora la madre e la moglie di Salkanovic e la moglie di Halilovic.

Gli episodi oggetto del procedimento si riferiscono al 2010, ad una notte in cui avvennero un furto alla concessionaria Nesti, dove furono portate via due auto e ne furono danneggiate altre tre solo solo per sport, e un tentato furto alla agenzia automobilistica Apa di Ospedaletto. Mentre tentavano di fuggire dall’agenzia (il sospetto è che si cercassero targhe e documenti di circolazione) i tre nomadi speronarono un’auto dei carabinieri danneggiandola: furono acciuffatti e arrestati in flagranza.Successive perquisizioni al loro campo portarono alla scoperta di telai e assicurazioni falsificati e dell’intestazione di numerosi mezzi a persone compiacenti, fra cui le parenti e i due livornesi che, secondo l’accusa, sarebbero stati dei prestanome. Per gli inquirenti Corda e Ricci (che aveva intestate addirittura 24 auto in uso ai nomadi) avrebbero addirittura fatto questo per mestiere. L’intestazione di macchine sarebbe stata pagata anche a prezzo stracciato: appena cento euro a veicolo.

La legge riconosce il dolo specifico dell’intestazione fittizia se si è coscienti di eludere la misura di prevenzione patrimoniale ai fini della successiva confisca, mentre gli imputati avrebbero riferito di ritenere di essere stati scelti perché meno sospettabili: da qui l’assoluzione per Ricci e Corda, ma anche per le due donne. Assolti anche i tre nomadi in relazione al primo episodio, il furto alla concessionaria, di cui non ci sarebbe prova. Condanna invece per il tentato furto all’Apa.(c.v.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa